Ucciso a Bergamo: il giovane fermato, mi sono difeso

Il giovane al pm

(ANSA) – BERGAMO, 09 AGO – Ha raccontato di essersi difeso da Tayari Marouan dopo che quest’ultimo lo avrebbe insultato per aver urtato la figlia dodicenne, Alessandro Patelli, il giovane accusato di aver accoltellato e ucciso, ieri a Bergamo, il trentaquattrenne tunisino davanti alla famiglia di quest’ultimo. Nell’interrogatorio durato tutta la notte davanti al pm Paolo Mandurino, Patelli, incensurato, assistito dall’avvocato Enrico Pelillo, ha detto che era stato minacciato con una bottiglia rotta. Il giovane, accusato di omicidio aggravato dell’aver agito per motivi futili o abietti, ha risposto a parte delle domande del pm fino poi a decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. La famiglia della vittima, stando al racconto del fermato, si era seduta sui gradini fuori casa sua: Tayari, la moglie italiana e le due figlie, la più grande di 12 anni e la più piccola, nel passeggino. A quel punto Patelli sarebbe stato minacciato con una bottiglia rotta e avrebbe quindi ferito mortalmente il tunisino, regolare in Italia da tempo, con il coltello a serramanico che aveva già con sé. Sarebbe rientrato sì a casa dopo la prima discussione, ma per recuperare il casco che aveva dimenticato. La vittima, in Italia da tempo, viveva a Terno d’Isola: era già noto alle forze dell’ordine per spaccio, lesioni e maltrattamenti. Avrebbe invitato Patelli a muoversi con accortezza, dopo aver urtato la figlia dodicenne. Entrambi sono finiti a terra – spiega una nota dell’Arma – quando la lite è degenerata, fino a quando il trentaquattrenne è stato colpito con "diversi fendenti". (ANSA).

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