Cronaca

Ucciso con una quarantina di coltellate e seppellito. Per l’omicidio di Albanese arrestate sei persone

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Cinque sarebbero collegate al fatto di sangue, una alla distruzione del cadavere
Sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, cinque con l’accusa di aver sequestrato e ucciso con una quarantina di coltellate Ernesto Albanese, 33 anni, in un bosco di Guanzate. Una con l’accusa di aver partecipato alla distruzione e all’interramento del cadavere, poi rinvenuto sotto due metri di terra nel giardino di una villetta in fase di sistemazione sempre a Guanzate. È questa la clamorosa svolta dell’omicidio che ha turbato tutta la Bassa Comasca da quando, nei primi giorni di ottobre

, si venne a sapere del motivo degli scavi in corso – sotto controllo della squadra mobile – in una casa di via Patrioti.
Gli arrestati
L’ordinanza, chiesta dal pubblico ministero Massimo Astori e firmata dal giudice delle indagini preliminari di Como, Ferdinando Buatier de Mongeot, ha colpito Filippo Internicola, 42 anni di Lurago Marinone, il fratello Andrea (46 anni) dello stesso paese, Rodolfo Locatelli, 39 anni di Guanzate, Francesco Virgato, 43 anni di Appiano Gentile, e Luciano Nocera, 46 anni di Lurate Caccivio. A questi cinque viene contestato l’omicidio.
A un ultimo personaggio, Silvano Melillo, 55 anni, viene contestato l’aver scavato la buca nel giardino e l’aver poi contribuito alla distruzione del cadavere.
Il movente
Sarebbero in realtà più di uno, almeno secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Como. A monte ci sarebbe un debito di droga tra Albanese e Nocera. Il gruppo criminale, di cui la vittima faceva parte, temeva poi che i contrasti recenti maturati tra i due potessero portare Albanese a rivelare alcuni fatti illeciti.
A tutto questo si aggiungerebbe poi un pestaggio che aveva visto come protagonista il 33enne in un bar di Veniano: in quella occasione pare che Filippo Internicola fosse stato malmenato, a dimostrazione del rapporti sempre più tesi nel gruppo. Tra l’altro, ultimamente Albanese aveva iniziato a mettere in “piazza”, su Facebook, anche le questioni appena annunciate, ironizzando sulla capacità criminale del gruppo. Qualcuno a questo punto avrebbe deciso che il limite era stato abbondantemente superato. Albanese è così stato attirato in un tranello e ucciso a coltellate.
Il precedente
Non era la prima volta che il gruppo cercava di uccidere Albanese. Nelle indagini è infatti finito anche un tentato omicidio con due vittime (inconsapevoli di quanto stava avvenendo) scampate per miracolo ad una incredibile morte. Sempre secondo la mobile, infatti, il 5 giugno Virgato e Andrea Internicola si presentarono a casa di Albanese a Bulgorello e spararono dalla finestra più colpi all’interno dell’abitazione. Il tandem criminale tuttavia sbagliò completamente l’obiettivo, esplodendo i colpi nella abitazione di due persone estranee a tutto. Tre giorni dopo, l’8 giugno, fu teso al 33enne il secondo agguato, questa volta riuscito.
La malavita organizzata
«Alcuni personaggi di questa vicenda sono vicino alla malavita organizzata di stampo calabrese. Ma riteniamo che questo omicidio sia maturato in un ambito di questioni private. Le indagini comunque proseguono». È stata questa la risposta data dal dirigente della squadra mobile, Angelo Sais, sui collegamenti con la ’ndrangheta. Le indagini sarebbero partite mesi fa da una «fonte confidenziale» che invitava a indagare sulla scomparsa di Albanese. Da quel momento in poi i nodi rimasti impigliati nel pettine sono stati molti, fino al ritrovamento del corpo seppellito del 33enne.

M.Pv.

Nella foto:
Soldi e onore
Alla base dell’omicidio ci sarebbe un debito di droga non saldato. Ma pare emergere dalle indagini che i dissidi tra la vittima e il resto del gruppo fossero sfociati in passato anche in un pestaggio di Albanese a uno dei fratelli Internicola
28 ottobre 2014

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