Ufo, avvistamenti comaschi nei dossier dell’Aeronautica

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Lario “paranormale”
Mursia pubblica documenti d’archivio non più coperti da segreto

«L’oggetto sconosciuto si è avvicinato al velivolo mentre sorvolavo il lago di Como a una quota stimata di 190/200 FL (“flight level” nel gergo tecnico dell’aeronautica, ndr) e mi ha seguito fino a Ronchi». Che oggetto? «Forma quasi circolare, bianco luminoso, con illuminazione interna tipo velivolo di linea (luci di cabina) con luce verde di destra non molto brillante e luce sinistra rossa intensa che si riportava con movimenti repentini seguendo una linea spezzata con virate ad angolo

retto».
Un «oggetto» che, proprio mentre il pilota detta il suo racconto, si trova sempre «sulla verticale dell’aeroporto ed è perfettamente visibile anche da tutto il personale della torre di controllo».
Non siamo in un romanzo di fantascienza ma nella testimonianza del pilota di un DC9 Ati diretto da Milano a Ronchi e poi a Venezia. Risale al settembre 1973 ed è raccolta nel volume fresco di stampa di Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi Ufo. I dossier italiani (pp. 338, 18 euro) pubblicato dall’editrice milanese Mursia. Opera che documenta le centinaia di segnalazioni «qualificate» raccolte nei decenni dall’Aeronautica Militare che sono infatti rimaste chiuse nell’unico archivio ufficiale sugli X-files italiani, quello che cataloga e analizza – ai fini della sicurezza del volo e nazionale – le informazioni sugli Oggetti Volanti Non Identificati (la sigla che ne deriva è Ovni). Questi dossier, protetti dal timbro “Segreto o Riservato”, adesso sono declassificati.
Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi hanno avuto accesso ai faldoni e li hanno messi nero su bianco senza dare valutazioni, ma riportando fatti così come vengono raccontati dagli atti ufficiali.
Como e il Lario, va detto, paiono terra di avvistamenti fin dal 1938, anno a cui risale il primo presunto episodio: sinora sono, infatti, circa 400 le segnalazioni registrate sul Lario dagli studiosi. Ma se vero pericolo di visite aliene c’è mai stato, lo avremmo corso nel lontano 1954. Tra l’ottobre e il dicembre di quell’anno, infatti, sono stati segnalati ben 10 casi di avvistamenti di oggetti non identificati sul nostro territorio. Addirittura 8 tra la metà e la fine del mese di ottobre.
Un altro episodio comasco riportato nel libro edito da Mursia è assai più vicino ai nostri giorni, risale al 22 marzo 2000. Siamo a Mandello del Lario sul ramo lecchese del lago. Due Ufo solcano i cieli sopra le acque del Lario, avvistati a pochi chilometri di distanza e praticamente negli stessi minuti. Ma nelle descrizioni dei testimoni gli oggetti sembrano diversi. Un ristoratore va alla stazione dei carabinieri di Mandello del Lario e racconta ai due marescialli: «Mi trovavo sul piazzale antistante il nostro ristorante-pizzeria (…) sito sulla via Statale di Mandello del Lario, quando all’improvviso ho notato all’orizzonte un luminosissimo fascio di luce di colore giallo che ha attraversato il cielo tenendo la direzione Sud-Nord. L’avvistamento è avvenuto in direzione della cima Corni di Canzo che sovrasta il comune di Valmadrera e che si affaccia sul lago di Lecco (…). Il fascio di luce, scia a forma allungata di intensità costante, teneva un moto orizzontale, senza cambi di direzione, di elevata velocità ed è scomparso dietro la montagna nell’arco di due o tre secondi. Non ho udito alcun rumore».
All’epoca dei presunti fatti il tempo era sereno, privo di vento, il cielo stellato, sgombro di nubi. La visibilità era buona. Un altro testimone dello stesso episodio, qualche giorno dopo, va a parlare con i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e dichiara: «Ho notato nella parte superiore sinistra del mio campo visivo un punto luminoso di colore blu che attraversava il cielo da Ovest verso Est. L’avvistamento è avvenuto nello spazio di cielo che va dalle cime del Monte Resegone alla cima del Monte San Martino del comune di Lecco, a un’altezza superiore alla punta più alta del Monte Barro, oltre il quale l’oggetto è sparito. Nella seconda parte della sua traiettoria l’oggetto ha cambiato di forma e colore, assomigliando a una meteora, che lasciava una coda abbastanza lunga di colore rosso e incandescente, la velocità dell’oggetto era costante ed elevata, teneva un moto all’incirca orizzontale, senza alcun cambio di direzione, per un intervallo di tempo totale di avvistamento di circa sette o otto secondi. Non ho udito nessun tipo di rumore».
Un altro episodio riferito dal libro è ambientato a Lido di Camaiore (Lucca) e risale al 5 luglio 2010, ma vede protagonista un testimone comasco di 73 anni, che avvista «un oggetto globulare di colore rosso-giallo muoversi lentamente verso il punto di osservazione, poi velocemente verso l’alto a una quota di circa 1.000/1.500 metri». L’uomo racconta l’episodio qualche giorno dopo ai carabinieri di Como, dove risiede: «Facevo una passeggiata» sul lungomare, «ero di fronte al Grand Hotel Riviera». A quel punto si accorge di una «luce palpitante, quasi fosse un fuoco appeso a un pallone o un faro d’automobile, costante, tremulo come una fiamma (…) Volava a 1.000-1.500 metri dal suolo».

Nella foto:
A sinistra, copertina della “Domenica del Corriere” con un presunto avvistamento comasco nel lontano 1954 e la copertina del volume edito da Mursia. Sopra, Como in un fotomontaggio ispirato al film Independence Day di Roland Emmerich del 1996

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