Ufo, fenomeno sul Lario fin dai tempi di Plinio

Ufo

Scettici, negazionisti, fedeli al proprio credo anche di fronte all’evidenza che lo smentisce. Il mondo di chi si interessa agli omini verdi e ai loro velivoli è un panorama variegato. Di avvistamenti di oggetti nel cielo non identificati si parla fin dai tempi di Plinio il Vecchio, l’erudito comasco autore della monumentale enciclopedia del mondo antico “Naturalis historia”. Che nel secondo libro, dedicato alla cosmologia, riferisce episodi rimasti alle radici di quella pseudoscienza chiamata ufologia. Nel paragrafo 33 parla di «soli notturni» sotto il consolato di Gaio Cecilio e Gneo Papirio («Di notte pareva che splendesse il giorno») e nel seguente, il 34, parla di «uno scudo ardente che passò scintillando da Ovest a Est, al tramonto, sotto il consolato di Lucio Valerio e Gaio Mario» cioè nel 100 avanti Cristo. Quanto bastò per inserire Plinio tra i padri nobili della clipeologia, antesignana dell’ufologia. Il termine fu coniato nel 1959 dall’italiano Umberto Corazzi, che lo fece derivare dalla parola clypeus, nome dello scudo dei legionari dell’Antica Roma, in riferimento ai racconti di apparizioni di «clypei ardentes», appunto gli scudi di fuoco pliniani. Il riferimento a Corazzi e a Plinio è emerso di recente grazie a un libro edito da Mursia, “Ufo. Parlano i piloti”, che è un agile manuale di storia dell’ufologia con numerose testimonianze da parte di esperti di volo, alcune delle quali inedite. La prefazione è di Flavio Vanetti del “Corriere della Sera”.
Tutto ciò fa tornare alla memoria i tanti episodi di avvistamenti che hanno permesso agli appassionati di Ufo di immaginare il Lago di Como come una specie di “Area 51” italiana. E.T. sarebbe tornato a sbarcare nel Comasco, e tante volte, stando alle foto e ai video più o meno artigianali fatti circolare negli anni sulla rete. Grazie a questa massa di dati relativi a presunti avvistamenti di velivoli artificiali non costruiti da menti e mani umane, il Lario ha avuto buona stampa nel mondo del mistero: abituato com’è a mostri preistorici come il Lariosauro che indisturbati navigano sotto la superficie del lago, il nostro territorio è stato più volte segnalato quale meta di extraterrestri. Il primo avvistamento documentato risale al 1938, e fino a oggi le segnalazioni – da quelle goliardiche a quelle più avvincenti sotto i profilo scientifico – sono circa un migliaio.
Il picco, come è ormai risaputo, si ebbe nel lontano 1954. Tra l’ottobre e il dicembre di quell’anno, infatti, furono segnalati ben 10 casi di avvistamenti di oggetti non identificati sul nostro territorio. Addirittura 8 tra la metà e la fine del mese di ottobre. A Parravicino d’Erba si ebbe anche un incontro “del terzo tipo” (come nel celebre film di Steven Spielberg) con uno strano essere, alto circa 1,3 metri, avvolto da una luce diffusa, e la testa coperta da un casco (secondo quanto riportano le cronache del tempo). Una serie di testimonianze su avvistamenti e affini è stata pubblicata nel 2004 in un altro volume di Mursia opera di Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi Ufo. I dossier italiani (pp. 338, 18 euro). Opera che documenta, anche con casi comaschi, centinaia di segnalazioni «qualificate» raccolte nei decenni dall’Aeronautica Militare.
«L’oggetto sconosciuto si è avvicinato al velivolo mentre sorvolavo il lago di Como a una quota stimata di 190/200 FL (“flight level” nel gergo tecnico dell’aeronautica, ndr) e mi ha seguito fino a Ronchi». Che oggetto? «Forma quasi circolare, bianco luminoso, con illuminazione interna tipo velivolo di linea (luci di cabina) con luce verde di destra non molto brillante e luce sinistra rossa intensa che si riportava con movimenti repentini seguendo una linea spezzata con virate ad angolo retto».
Un «oggetto» che, proprio mentre il pilota detta il suo racconto, si trova sempre «sulla verticale dell’aeroporto ed è perfettamente visibile anche da tutto il personale della torre di controllo».
Non siamo in un romanzo di fantascienza ma nella testimonianza del pilota di un DC9 Ati diretto da Milano a Ronchi e poi a Venezia. Risale al settembre 1973 ed è raccolta nel citato volume di Petrilli e Sinapi.
Un altro episodio comasco riportato nel libro edito da Mursia nel 2004 risale al 22 marzo 2000. Siamo a Mandello del Lario, sul ramo lecchese del lago. Due Ufo solcano i cieli sopra le acque del Lario, avvistati a pochi chilometri di distanza e praticamente negli stessi minuti. Ma nelle descrizioni dei testimoni gli oggetti sembrano diversi. Un ristoratore va alla stazione dei carabinieri di Mandello del Lario e racconta ai due marescialli: «Mi trovavo sul piazzale antistante il nostro ristorante-pizzeria (…) sito sulla via Statale di Mandello del Lario, quando all’improvviso ho notato all’orizzonte un luminosissimo fascio di luce di colore giallo che ha attraversato il cielo tenendo la direzione Sud-Nord. L’avvistamento è avvenuto in direzione della cima Corni di Canzo che sovrasta il comune di Valmadrera e che si affaccia sul lago di Lecco (…). Il fascio di luce, scia a forma allungata di intensità costante, teneva un moto orizzontale, senza cambi di direzione, di elevata velocità ed è scomparso dietro la montagna nell’arco di due o tre secondi. Non ho udito alcun rumore».
Nel volume di Mursia Ufo parlano i piloti firmato dal documentarista Alberto Negri e dalla giornalista Sabrina Pieragostini si dà invece conto di un episodio tra Valtellina e Svizzera, raccontato dal pilota Marco Guarisco, con 1.600 ore di volo alle spalle. In tanti anni ha avuto esperienza diretta di molti avvistamenti. Il 12 settembre 2015 stava volando con un aliante sopra i laghi di Cancano in Valtellina quando in direzione della Svizzera ha notato un oggetto scuro che si avvicinava e poi si allontanava, con movimento «come uno yo-yo tanto per capirci». Ha chiesto informazioni riguardo ad eventuale traffico aereo nella zona, ma «la risposta è stata negativa».

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