Ufo – Il catalogo è questo

Esperti a confronto – Per Verga è improbabile che quanto si avvista sia di origine extraterrestre. Ma per Lissoni gli incontri ravvicinati sul Lario continuano
Gli alieni esistono? Di certo, i casi di avvistamento di ufo sono ormai innumerevoli. Gli scaffali degli ufologi sono pieni di segnalazioni di avvistamenti made in Lario. I comaschi Maurizio Verga (nella foto piccola) e Corrado Guarisco stanno pubblicando la prima casistica lariana completa sul sito Internet www.ufo.it. Che ha come motto «Al di là del folklore, la ricerca dei fatti» e spesso e volentieri smaschera fenomeni spacciati per paranormali come la pioggia di “lanterne cinesi” che ogni

estate fa gridare invano all’invasione aliena.
In tutto sono quasi 500 casi dal 1938 al 2009, documentati attraverso le fonti più disparate. Il caso più celebre? Quello del 14 ottobre 1954, quando un giovane rappresentante di commercio di Parravicino d’Erba – riferiscono le cronache – trovò ad attenderlo un alieno alto circa 1,3 metri, avvolto in una luce diffusa. La sua testa era coperta da un casco, trasparente sul davanti e si intravedeva un viso di aspetto umano, con occhi di tipo mongoloide. La parte inferiore era, invece, costituita da un grosso “tubo” liscio e leggermente conico e non vi era alcuna presenza di gambe. L’uomo tentò un approccio con lo “straniero” ma quest’ultimo lo immobilizzò con un’arma spaziale e poi si dileguò.
Verga è anche creatore di “Wikiufo”, enciclopedia online (il sito web è http://it.wikiufo.org). Per ora www.ufo.it ospita solo parte del materiale raccolto. «Ogni scheda va analizzata ed elaborata, abbiamo poco tempo a disposizione», dice Verga. Che aggiunge: «Ormai non ci sono piu gli ufo di una volta, quelli “tosti” sono ormai davvero pochini. È molto improbabile che questi fenomeni abbiano un’origine extraterrestre, anche se può far piacere pensarlo. Ad esempio, negli anni ’60 giravano voci messe in giro ad arte da gruppi di contattisti italiani secondo le quali una base di dischi volanti si cela sotto Brunate, altri dicevano che c’erano basi sotto il Lago di Como. Ma erano solo bufale».
Maurizio Verga sta scrivendo dal 2008 un libro che lo terrà occupato per altri due anni. «Voglio far capire – anticipa – come gli ufo non siano nati nel ’47 con il caso di Roswell in America, ma 70 anni prima, quando con le osservazioni di Marte compendiate da Giovanni Schiaparelli iniziò il mito dei “canali” marziani».
In effetti dopo le pubblicazioni dell’astronomo di Savigliano iniziò una pioggia di polemiche sulle possibilità che il “pianeta rosso” potesse ospitare la vita. Parole al vento, perché la polemica nacque da un’errata traduzione in inglese del suo lavoro. La parola «canali» fu, infatti, tradotta con il termine «canals» (costruzione artificiale) invece del più corretto «channels».
«È comunque con Schiaparelli – dice Verga, che ha una collezione di libri sugli ufo tra le più vaste in Italia – che l’immaginario popolare ha iniziato a essere pervaso dagli alieni. Il caso dell’ufo di Roswell del 1947 avvenne in piena guerra fredda, e quindi aveva la sua piena giustificazione in quel momento storico».
Convinto invece che il Lario sia ancor oggi terra di ufo è Alfredo Lissoni, conduttore radiofonico e scrittore. Cita un caso di pochi mesi fa: «Risale alla notte del 15 giugno, quando due luci bianco-gialle hanno sorvolato lentamente, e a distanza regolare l’una dall’altra, il lago di Como. Il testimone, che ha avuto la prontezza di riflessi di riprendere il tutto con un telefonino, ha dichiarato di escludere che potessero essere stati aerei di linea perché “le luci erano molto grandi e intense”».
Lissoni cita anche un caso storico in cui si ebbero «evidenze fisiche»: «Il 9 marzo del 1998, a Ponte Chiasso, due vigili insospettabili hanno scattato diverse foto a un globo luminoso zigzagante. Il fantomatico oggetto non ha trovato spiegazione convenzionale».
E cita anche un altro caso storico: «Nel 1954, anno in cui vi fu una vera “ondata” di avvistamenti in Europa, un autorevole esponente della buona società comasca, il duca Gallarati Scotti, in compagnia di diverse altre persone, notò in cielo “una grossa stella in movimento tra Guello e Bellagio”. Qualcuno ipotizzò potesse trattarsi di un pallone meteorologico ma, alla stessa ora, altre persone, sul Monte San Primo, videro più da vicino lo stesso fenomeno, descritto come “una sfera luminosa”, attraversare il cielo effettuando manovre intelligenti. Lo stesso giorno, ma a mezzanotte, un disco volante fu visto atterrare a Parravicino d’Erba».
È il caso già citato dell’alieno di un metro e trenta. «Che non si trattasse di un’allucinazione fu dimostrato dalla strana macchia oleosa che il giorno dopo polizia e curiosi trovarono sul terreno», dice Lissoni spulciando nei suoi file. E prosegue: «Anche il Canton Ticino da almeno sei mesi è al centro di ripetuti avvistamenti: un centinaio. Il caso più interessante si è verificato la notte del 5 giugno scorso: una formazione di luci che si muovevano in cielo in maniera intelligente (“programmata”, dissero i testimoni) fu seguita persino dalla polizia cantonale».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
La ricostruzione di un incontro ravvicinato del terzo tipo in una celebre copertina della “Domenica del Corriere” del 1954

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