“Ultima cena” alle Stelline con artisti comaschi

Bruno Bordoli dipinto

Nel 2019 ricorrevano i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci e molteplici ed eterogenee furono le celebrazioni, i festeggiamenti, le giornate di studio e le occasioni di approfondimento attorno alla figura e all’opera del genio toscano.
Milano, capitale del ducato che dal 1482 lo vide protagonista di molte invenzioni e scoperte fra ingegneria idraulica, architettura e scultura, è anche la città che ospita il famoso affresco del “Cenacolo vinciano”, mirabilmente conservato all’interno del refettorio dei Frati domenicani, in Santa Maria delle Grazie.

L’artista americano Andy Warhol (1928–1987) – protagonista assoluto della Pop-Art – fece nel medesimo tempo una dichiarazione d’amore e uno ‘sfregio’ verso l’affresco leonardesco, inventando nel 1987 una mostra site-specific dove l’immagine iconica dell’“Ultima Cena” veniva moltiplicata e trasfigurata in cromatismi industriali, camouflage e passaggi serigrafici dal marcato tono industriale.
Il luogo nel quale si tenne la mostra “Andy Warhol. Il Cenacolo” era il Refettorio delle Stelline del Credito Valtellinese; la stessa Galleria dove oggi è presentata al pubblico una nuova avventura espositiva, “The Last Supper Recall” in arrivo nella Galleria Credito Valtellinese al Palazzo delle Stelline di Milano, Corso Magenta 59, dal 31 ottobre al 3 dicembre, e non mancano artisti comaschi di fama e di grande livello qualitativo come Avalle, Bordoli e Vitali. La mostra è incentrata sul dipinto omonimo (“The Last Supper”) da un metro per un metro, oggi in collezione Creval, caratterizzato dalla ripetizione bipartita dell’Ultima Cena in magenta e nero, acquisito dalla Banca dall’artista di Pittsburg alla fine dell’evento dell’87, pochi mesi prima della scomparsa. Il piano espositivo trae però forza anche dal progetto del compianto Philippe Daverio del 2007, per la stessa Galleria, che fece per la prima volta il punto sul tema iconografico proposto, con un interessante innesto dedicato alla figura del mercante e gallerista greco Alexandre Iolas, che fu anche il primo direttore artistico dello spazio milanese.
Fu in quell’occasione che il pubblico poté scoprire il lavoro di alcuni autori – anche questi annoverabili in collezione – quali Novello Finotti, Velasco Vitali, Hermann Nitsch e Filippo Avalle, presenti con opere specifiche e, in alcuni casi, inedite.

Questa nuova mostra, presentata dal critico, docente e curatore indipendente Flavio Caroli, intende invece concentrarsi, oltre che sulla presenza di opere ormai divenute iconiche, anche sull’itinerario creativo e sul repertorio documentale alla base del sodalizio tematico e dell’accostamento storico fra la Galleria del Creval e il tema dell’“Ultima Cena”.

Un esempio illuminante è il lavoro di Daniel Spoerri rappresentato in mostra attraverso una biforcazione creativa che vede, da un lato, la rappresentazione proiettiva delle tredici “Tavole” in marmo statuario con le ‘Ultime cene’ di personaggi illustri (da Cristo a Oetzi, da Goethe a Freud) esposte in permanenza a Sondrio presso il Grand Hotel della Posta e dall’altro, la riproposizione virtuale della ‘prova d’autore’ per un’opera mai realizzata, consistente nella ricostruzione plastica, sul piano ortogonale, delle suppellettili e delle vivande dell’’Ultima cena’ leonardesca.
Sempre di Spoerri è l’olio su tavola “La Céne” del 1988: un piccolo oggetto dipinto su legno convesso simile a un coppo, con raffigurazioni naif e applicazioni a collage – pentole, piatti, bicchieri – prese in prestito dai giochi delle bambole.
Ritorna poi Filippo Avalle con “Ultima cena” (2007), una struttura stratigrafica in metacrilato di sorprendente magnetismo prospettico, ad effetto ologramma, accompagnata dal disegno preparatorio, su carta, dal titolo “Ultima Cena: inizio di un viaggio infinito nel cervello-mente” dello stesso anno.

Ad Elia Festa, fotografo milanese cui la Galleria dedicò un’importante personale nel 2017, si deve invece l’opera in grande formato caratterizzata da uno sfondo nero assoluto dal quale emerge, sotto forma di una moltitudine di filamenti brulicanti e sovrapposti, il contorno e i tratti riconoscibili dell’affresco leonardesco.

Dell’artista comasco Bruno Bordoli è infine il grande telero a olio (“Cenacolo”, 2007) in grado di dialogare con l’intera installazione ambientale (teca compresa) posta a protezione del dipinto di Warhol, che domina la scena.

Una menzione speciale va al corpus documentale e ai materiali di repertorio conservati negli archivi della Banca parallelamente alla produzione delle mostre tenutesi in più di trent’anni nelle Gallerie di Milano, Sondrio, Acireale e Fano. Si tratta della serie dei cataloghi commissionati dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese – in larga parte editi dalla stessa nella propria collana artistica – fra cui si annoverano: la ristampa anastatica dell’albo “Il Cenacolo” edito da Mondadori con la Galleria Philippe Daverio, per la cura di Alexandre Iolas; l’opera di Damien Hirst “The Last Supper® Damienhirst” (2000) in serie di 13 screenprints da 152,5×101,5 cm, tirata in 150 stampe offset per The British Council e presentata in esclusiva al Refettorio delle Stelline all’inizio del millennio; il ciclo pittorico di Marthial Raysse dal titolo “Hereux Rivages”, raccolto in 13 riproduzioni offset contrassegnate con numeri romani, dedicato all’installazione specifica di una grande opera su tela esposta nel 2007-2008 nell’abside settentrionale di Santa Maria delle Grazie; i fascicoli monografici dedicati alle opere di Antonio Recalcati (“L’ombra della Croce”, 2007), Daniel Spoerri (“Ultima Cena”, 2007) e Velasco Vitali (“Ultima Cena”, 2007); il reprint del catalogo della mostra di Hermann Nitsch “L’Ultima Cena” tenutasi alle Stelline e al Centre Culturel Français de Milan nell’anno 2000; (la ristampa del progetto fotografico di Dominique Laugè e Valeria Manzi dal titolo “Voies d’Hommes”, 2007); una selezione di numeri del magazine “Andy Warhol’s Interview” contrassegnati da un timbro a tampone – anch’esso presente in mostra – realizzato in occasione della vernice milanese di Warhol del 1987.

La rassegna dei documenti, degli oggetti e dei memorabilia collezionati attorno all’icona leonardesca – e al suo recall warohliano – culmina con l’esposizione del poster della mostra “Andy Warhol. Il Cenacolo” e del suo bozzetto a mano libera: un elaborato dell’artista e grafico greco Petros, su incarico di Iolas e del Credito Valtellinese nel 1986.

La mostra trova infine il proprio ‘doppio’ nello spezio adibito alle proiezioni offerte da MIC – Museo Interattivo del Cinema di Milano che è integrato nell’allestimento ad occupare l’esatta metà della Galleria.
Si tratta di una rassegna cinematografica in pellicola 16mm dei film di Andy Warhol, con titoli come “Haircut”, “Soapopera”, “Kiss”, “Eat”, “Salvador Dalì”, in prestito dal dipartimento di audiovisivi del MoMA, curato dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano.

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