Ultimo giorno della Provincia. Ma il decreto non arriva

Paolo Mascetti: «Un pasticcio tutto all’italiana»
Come sembra lontana l’era del primo mandato di Armando Selva a Villa Saporiti, quando dopo ogni conferenza stampa era previsto un ricco rinfresco nelle salette a fianco la sala giunta o la sala consiglio. Qualche pasticcino c’era anche ieri mattina alle 11, ma il clima non era decisamente di festa a Villa Saporiti per l’ultima riunione della giunta Carioni. L’ultima perché da oggi l’esecutivo è decaduto, il presidente trasformato in commissario.
O meglio, così dovrebbe essere, perché
la questione dell’abolizione delle Province, poi trasformata in una più morbida riorganizzazione degli enti, sembra essersi trasformata nel classico pasticcio all’italiana.
«Fino alle 18 – spiega il vicepresidente di Villa Saporiti, Paolo Mascetti – il decreto non era ancora arrivato. Sono rimasto in contatto con il mio omologo di Vicenza (altra Provincia in scadenza questa primavera e quindi in via di cancellazione) e sono nella nostra stessa situazione. Siamo nel pieno caos. Se le cose vanno fatte, vanno fatte bene».
«La strada intrapresa dell’abolizione delle province è stata affrontata alla garibaldina – prosegue il vicepresidente, che ha raggiunto Villa Saporiti a fine 2008 durante un doppio rimpasto tra i big del Pdl del Comune e della Provincia – Il decreto era annunciato per il 7 maggio, poi è stato rinviato al 26 maggio, quindi al 31. Ora si parla della prossima settimana».
Mascetti è inoltre preoccupato per il futuro.
«Il commissariamento di un ente – spiega – significa un periodo di ordinaria amministrazione, ma anche il rischio che tutto si fermi».
«Mi sembra un po’ la storia dei marò in India – commenta ancora Mascetti – con il governo che ogni tanto parte con qualcosa, ma poi non si rende conto di cosa stia succedendo. Mettere un commissario vuol dire chiudere anche i rubinetti sulle opere. Cancellare le province vuol dire il contrario del federalismo, è indispensabile avere un ente intermedio tra Regione e i Comuni. Il cittadino forse non si accorge sempre dell’importanza di un’amministrazione provinciale, ma per i sindaci verrà a mancare un aiuto indispensabile».
Lei ha anche la delega al Personale. Tra i vostri dipendenti si vive con apprensione il passaggio?
«Non c’è tanto la preoccupazione di perdere il posto, quanto l’incertezza su chi lo coordinerà. Abbiamo dipendenti motivati, che temono di non poter proseguire su determinati progetti. Sarà un problema di competenze».
Ma torniamo al momento di saluti e ringraziamenti di ieri mattina e ai commenti degli altri assessori. «Dopo il terremoto dei giorni scorsi – commenta l’assessore ai Lavori pubblici, Pietro Cinquesanti – nessuno dei 42 edifici scolastici provinciali è stato controllato. Dello studio si occupava la Provincia, ora come si farà?»
Gli fa eco il collega Ivano Polledrotti. «Cancellare le Province è un errore madornale e condizionerà il futuro dei nostri comuni. Non si può pensare che le funzioni finora svolte da Villa Saporiti passino alla Regione, si tratta di una realtà ancora troppo lontana». Secondo Simona Saladini «la riforma doveva essere costituzionale e completa. È stata fatta una scelta perché era la Provincia era l’ente più comodo da cancellare».
L’ultima battuta è del presidente Leonardo Carioni che, all’arrivo del decreto, cambierà giacca per trasformarsi in commissario.
«Sicuramente è un momento di tristezza – ha spiegato il presidente leghista – dopo dieci anni di amministrazione non posso che ringraziare gli assessori e i consiglieri che ho avuto con me in questo percorso. Lasciatemi fare a chi se ne va un caloroso in bocca al lupo. C’è chi andrà in pensione e chi tornerà alla vita normale, ma chi è abituato a lavorare e a stare sul campo troverà un nuovo ruolo pubblico».
In apertura di giunta c’è chi ha proposto di far suonare l’inno di Mameli. «Sarebbe come inneggiare a chi ha ucciso la Provincia» ha commentato l’assessore leghista alla Cultura, Mario Colombo.

Paolo Annoni
Alessandra D’Angiò

Nella foto:
Da sinistra, il presidente-commissario Leonardo Carioni con il suo vice Paolo Mascetti (foto Mv)

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