Un albero spunta dalla Torre Gattoni. Un drone per mappare le mura

Torre San Vitale

Da molti anni si parla di aprire parte delle antiche mura di Como ai turisti offrendo un tour della memoria attraverso vari strati, che partendo dall’età romana su su fino all’età federiciana e poi viscontea potrebbe far confluire il visitatore nelle sale del museo civico di piazza Medaglie d’Oro.

Un sogno per ora, partito però già molto lontano nel tempo, con la direzione del Museo Archeologico Paolo Giovio affidata a Mariuccia Belloni Zecchinelli, che siglò un primo punto fermo in un progetto ad hoc con il marito Luigi Mario Belloni. Un sogno poi nuovamente concretizzatosi in un secondo progetto, in tempi più recenti, a firma di un altro direttore del museo, Luigi Castelletti. In seguito il testimone è passato alla Società Archeologica Comense, istituzione culturale insignita dell’Abbondino d’Oro, che adesso pensa all’uso di un drone per mappare le mura, «compatibilmente con la burocrazia e con i limiti al volo di questi apparecchi in una città come la nostra» dice il presidente del sodalizio Giancarlo Frigerio. Che ammette però la pratica e oggettiva difficoltà di aprire le mura di Como dato che occorre dialogare con i proprietari privati dei giardini adiacenti. Proprietari che in non pochi casi si fanno anche carico della manutenzione delle antiche pietre, costantemente aggredite dalla vegetazione.

Basta alzare lo sguardo alla Torre Gattoni ad esempio, lungo il lato sud delle Mura Federiciane, che – come si legge sul sito della stessa Archeologica Comense – prende il nome «dal proprietario contemporaneo di Volta che se ne serviva per eseguire esperimenti scientifici» e «la torre alloggiava una sottostazione dell’Enel che serviva l’illuminazione della città murata». In cima alla Gattoni si nota un albero di non piccole dimensioni. Ed è solo il caso più eclatante. Ricordiamo che all’inizio del presente decennio Filippo Magatti di Como e Nicolò Zugnino di Novara, laureatisi in Ingegneria edile, e Anna Serafini di Bergamo, laureatasi in Architettura, presentarono alla città una ricerca sulle “torri a rischio” di Como segnalando importanti valori di “fuoripiombo” per la Gattoni (che un tempo era legata da un passaggio al liceo Volta) e inoltre fessure e assenza di giunti di malta che comportano il rischio di distacco di parti. Un apposito “Gruppo di lavoro” della Società Archeologica Comense, formato da soci che conducono attività di volontariato nel settore archeologico e storico, ha pubblicato sul sito del sodalizio un’ampia analisi delle mura di Como e della loro storia, attuale terreno di studio come detto. Il testo, liberamente consultabile, è diviso in una introduzione e in quattro capitoli.

A fine settembre partirà a Como un grande progetto per portare la musica e l’arte nei cortili storici di una decina di abitazioni della città murata. Sarebbe un bello spunto per un ragionamento su più ampia scala, magari coordinato dal Comune, sul destino delle mura di Como nelle loro varie stratificazioni, dalle mura romane a quelle federiciane fino a quelle della Cittadella Viscontea.

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1 Commento

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    Rosario , 7 Agosto 2019 @ 16:54

    Sarebbe veramente bello poter fare una passeggiata sulle mura e salire in cima alle torri, certo sarebbe splendido scenario con vista fantastica da offrire orgogliosi ai nostri ospiti e turistici. Ma spero che non resti un bel sogno e che le numerose piante ne intacchino la stabilità.! Io già alcuni ho segnalato la presenza di piante anche all’interno della torre San Vitale

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