Un asilo per i monumenti razionalisti

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Nessuno comprende perché impieghiamo tanto tempo per rimediare ai danni che, per cause diverse, sono prodotti su monumenti e altri immobili storicamente significativi di Como. Prendiamo il caso dell’Asilo Sant’Elia di via Alciato, la strada sottostante all’ultimo tratto di via Napoleona, di cui si è tornati a parlare nei giorni scorsi.

Questo edificio, che fu progettato da Giuseppe Terragni nel biennio 1936-37 ed è un capolavoro del Razionalismo, è chiuso da giugno 2019. Doveva riaprire nella primavera dell’anno scorso, ma i lavori di ristrutturazione sul controsoffitto non sono nemmeno iniziati. Le crepe che si sono palesate sulla facciata sono tali e quali. Al netto della scusante della pandemia, la prima considerazione nasce da un’evidenza: la costante del mancato rispetto di un cronoprogramma pressoché per qualsiasi intervento nella nostra città.

Un secondo elemento di riflessione riguarda i dubbi e le polemiche sollevati già nel 2019 sul modo in cui veniva trattata la struttura, come se fosse una normale scuola materna, senza invece tener conto del valore del luogo. Nessuno nega le difficoltà e la delicatezza delle opere di restauro, tanto più quando gli edifici sono frequentati quotidianamente e, oltretutto, da bambini. Il pregio ulteriore dell’Asilo Sant’Elia è però proprio questo: si tratta di una struttura viva, voluta e nata così. In questo, come in altri casi, si tratta semplicemente di effettuare monitoraggi costanti e di provvedere immediatamente a piccoli e appropriati interventi, riservando quelli più significativi al periodo estivo, d’estate, quando le scuole sono chiuse.

Terza valutazione: l’edificio di via Alciato è già stato restaurato nel 1968, nel 1982 e nel 2000. E qui non si capisce perché un restauro non sia mai completo e durevole nel tempo. Con fessurazioni chiuse e che si ripresentano tali e quali meno di dieci anni più tardi. Dopo l’ultimo intervento si parlò di una sorta di “libretto d’uso” dell’edificio, che è tutelato dalla Soprintendenza e vincolato. Non è noto se seguirono i fatti. L’Asilo Sant’Elia fu, tra l’altro, preso ad esempio per le sue problematiche proprio a Como, nel 2009, nell’ambito di un convegno sulla “Conservazione programmata dell’architettura moderna” a cui parteciparono esperti e studiosi di tutto il mondo.

Usciamo però dal caso che ci sta a cuore. Più in generale, purtroppo, Como ha un grande problema: i suoi monumenti pubblici e in parte anche privati, i suoi luoghi-simbolo, si ammalorano, diventano chiusi, inaccessibili, non vivibili. Il Tempio Voltiano lo è da sette anni per un crollo interno. L’ex chiesa di San Lazzaro è a dir poco cadente. Il cineteatro Politeama anche. È una maledizione, una iattura. Sarebbe importante che la gestione di questi e di altri luoghi uscisse dalle esigenze puramente emergenziali e riparative. Como dovrebbe prevederlo e poterselo permettere. I monumenti, razionalisti e di altro tipo, sono parte stessa della città. C’è un patrimonio di beni architettonici storici che degrada. Potrebbe essere una risorsa. Dovrebbe esserlo in una città normale, a maggior ragione a Como che è città turistica. Pensiamo a percorsi guidati, quello razionalista, quello voltiano… Su recupero, conservazione, promozione possiamo fare di più. Possiamo fare di meglio. E dobbiamo farlo.

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