Un asse strategico per la città

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Anche se per ora è solo un abbozzo, l’ipotesi di traslocare le funzioni amministrative della macchina comunale in Ticosa riapre necessariamente il dibattito su uno dei nodi centrali di Como: che fare del  futuro, che identità darsi (da città industriale a città turistica), e quindi che senso dare al passato. Premesso che l’area di viale Innocenzo  è vicina a due perimetri vincolati come il cimitero monumentale e  Sant’Abbondio, nella sua duplice accezione di luogo di fede (la basilica romanica) e di  scienza (il polo umanistico dell’ateneo insubrico), risolvere la destinazione di questa zona della convalle, che oggi appare come un rebus in una città immobile sul piano delle grandi opere, significherebbe affrontare proprio il tema dell’identità stessa di Como. E quindi quadrare il cerchio di almeno una delle  sfide urbanistiche che l’attendono da decenni.

L’asse che va da piazza San Rocco fino al lago  con la cittadella razionalista è in effetti il biglietto da visita della città, l’arteria di accesso principale, arricchita dalle citate presenze monumentali e universitarie. Purtroppo al visitatore ignaro delle vicende presenti e passate del capoluogo appare come un bizzarro enigma, crivellato di zone bombardate e definite dal prefisso “ex” che le incatena al passato, nonché caratterizzato dalla presenza  di un depuratore.

L’importanza strategica di tale asse  sarà discussa in un incontro del circolo “Willy Brandt” nella sala della Cna di viale Innocenzo 70 il 10 maggio alle 21. Sarà una occasione preziosa per discuterne, direttamente sul posto. Come diceva Dante, è il caso di dire ai comaschi che «qui si parrà» la loro «nobilitate»,  una verifica per capire  quanto meritino la sfida. Qualche anno fa un artista lariano  lanciò l’idea di delimitare la cerniera delle due corsie di traffico che portano da San Rocco  al lago con una serie di installazioni artistiche. Non si pretende tanto, ma che sia risolta almeno la qualità della vita in una zona fondamentale per l’immagine e per la sostanza di Como. Oppure  siamo condannati a considerare il capoluogo lariano una “urbs cancrina” (da “cancer”, uguale cancro in latino) come divenne intorno al X secolo grazie alle fortificazioni dei due borghi di Vico e Coloniola, che si prolungavano a Nord sulle due sponde del lago come appunto le chele di un granchio? Bella metafora, questa del crostaceo, per sintetizzare il traffico che spesso stritola la rete viaria e ne complica, fin quasi all’invivibilità, i nodi più sensibili, con conseguenti esalazioni venefiche nell’aria e code che minano gli apparati nervosi. Di quell’immagine poco virtuosa l’ex Ticosa con l’edificio Santarella a fare da enorme segnavia, “landmark” per un rilancio possibile, e l’asse che  la tocca prosaicamente noto come “tangenziale”, rappresenta una fetta importante. Potrebbe essere la carta vincente da giocare per  la Como del futuro.

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