Un audio a sorpresa scagiona l’imputato: i giudici lo assolvono dall’accusa di stupro

Como, Tribunale

La giornata si era aperta con un colpo di scena. La difesa, con l’avvocato Ivana Anomali, aveva prodotto telefonate registrate estratte dal cellulare dell’imputato.
Quest’ultimo, un 53enne di Figino Serenza accusato di reati come il sequestro di persona e la violenza sessuale ai danni di una agente immobiliare di 38 anni che (secondo la vittima) era entrata in casa sua per valutare l’immobile, aveva ricevuto una telefonata dalla donna che solo pochi minuti prima era stata violentata. Il tono della telefonata è rilassato, la ragazza è quasi gioiosa e chiede se le chiavi dell’auto siano rimaste da lui: «Ho dimenticato forse le chiavi, non le trovo più… per favore puoi controllare, sennò non posso andare a casa, sono in ufficio». Dalla voce traspare tutto tranne che l’ombra di un abuso appena subito. Questo audio, assieme a molti altri, ha fatto incrinare – probabilmente – il convincimento del Collegio che era chiamato a giudicare lo stupro.

Ma altre cose non tornavano, nel racconto fatto dalla ragazza, che ieri è stata nuovamente sentita dai giudici prima di arrivare alle richieste di condanna da parte della pubblica accusa (che ha invocato comunque sette anni) e alla camera di consiglio. E ieri sera è arrivato il secondo colpo di scena della giornata: l’assoluzione dell’uomo che da maggio era in carcere proprio in seguito a questa denuncia. Il fatto risaliva all’8 maggio del 2020. La presunta vittima (costituita parte civile) aveva raccontato di essere entrata in quella casa per valutarla. Aveva anche detto di non sentire l’imputato da tempo, ma anche questo sarebbe stato smentito dal telefonino e dagli audio prodotti.

Secondo quelle che erano le accuse, il 53enne avrebbe chiuso la porta a chiave, sbarrato le persiane e legato mani e piedi della donna con fascette da elettricista. Poi, brandendo un coltello, l’avrebbe costretta a spogliarsi e subire violenze sessuali, fotografandola anche nelle parti intime. Nei giorni successivi, il 53enne avrebbe minacciato la vittima di diffondere le foto dell’episodio nel caso in cui la donna l’avesse denunciato alle forze dell’ordine, chiedendo inoltre altre prestazioni sessuali pena consegnare le foto al compagno. Alla difesa però questo racconto non tornava in più elementi, a partire da come la ragazza aveva detto di essersi liberata dalle manette. Poi, dalla consulenza sul telefono cellulare in uso al 53enne (fatta sempre dalla difesa) ecco spuntare gli audio amichevoli di prima e dopo il presunto stupro.
Un ennesimo dubbio che ha portato il collegio, ieri sera, a scagionare l’imputato assolvendolo dalle accuse formulate.

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