Un branco di sette lupi “risiede” in Alto Lario

Lupi Como

Sono due i branchi di lupi che hanno scelto il territorio alpino regionale come loro habitat. Uno di questi, composto da almeno 5 esemplari, si muove in Alto Lario al confine con la Svizzera, l’altro invece è stato più volte avvistato in alta val Camonica, al confine con la Provincia di Trento.
Regione Lombardia da tempo monitora la situazione e studia come rendere la loro presenza compatibile con quella dell’uomo e delle attività che l’uomo conduce in alcuni territori, come per esempio l’allevamento. Spesso infatti gli animali si avvicinano troppo alle fattorie o ai centri abitati e non di rado uccidono il bestiame. Fatto che crea evidenti problemi a quanti vivono di allevamento.

E una testimonianza diretta arriva da Garzeno dove solo pochi mesi fa sono stati avvistati dei lupi che hanno fatto anche delle incursioni uccidendo dei capi di bestiame. «Possiamo dire che ormai nella nostra zona “risiede” abitualmente un branco di 7 esemplari – racconta il sindaco di Garzeno, Eros Robba – Prima si spostavano anche nella vicina Svizzera ma ora, da tempo, sono più stanziali nel nostro territorio. E gli allevatori in più di un’occasione hanno segnalato incursioni e pericoli a causa di queste bestie».

E proprio in seguito a una di queste incursioni «gli allevatori, subito il danno, hanno deciso di seguire una determinata procedura, prevista da Regione Lombardia, per cercare di ottenere un risarcimento. E così, due mesi fa quando si verificò il fatto vennero eseguiti dei prelievi sulle carcasse degli animali uccisi e dopo le analisi e la certificazione che si era trattato proprio di lupi, Regione Lombardia ha disposto per l’allevatore danneggiato un risarcimento. Si tratta di un fatto sicuramente molto importante perché evidenzia come si stia lavorando per affrontare questo problema che si ripresenta soprattutto in questo periodo quando gli allevatori portano il bestiame sui pascoli e negli alpeggi in quota, dunque con meno controlli».

L’espansione del lupo è frutto «solo ed esclusivamente – ha spiegato l’assessore regionale all’Ambiente Raffaele Cattaneo – di dinamiche naturali della specie. Se infatti torna naturalmente nel nostro territorio, dal momento che si tratta di una specie protetta dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, quello che possiamo fare è impegnarci per rendere la sua presenza compatibile con quella dell’uomo e delle attività che l’uomo conduce in alcuni territori, come per esempio l’allevamento. È in questa direzione che Regione Lombardia sta lavorando per mettere in campo attività specifiche per la prevenzione dei danni, nonché per monitorare l’evoluzione della presenza della specie sui territori».

Dal 2014 al 2021 è stato possibile riscontrare un aumento della presenza della specie attraverso il ritrovamento di segni di predazione su animali domestici e selvatici. Ma anche attraverso immagini e video ottenuti mediante foto trappole, impronte, piste o altri segni riconducibili a questo mammifero carnivoro, oltre che dal ritrovamento di lupi feriti o morti nei luoghi in cui si muove.

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