UN CLIMA TRISTE DA BASSO IMPERO

Si chiude il 2010
Ieri, dalle colonne del Corriere della Sera, in uno dei suoi preziosi articoli di fondo, Ernesto Galli della Loggia ha fotografato in modo tanto lucido quanto angosciante lo stato del nostro Paese e della nostra classe politica, sempre più distante dalla gente, condannata a un disperato qualunquismo.
Per l’Italia – scrive Galli della Loggia in conclusione – è forse iniziata una corsa contro il tempo, ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto.
Fatte le debite proporzioni

, queste parole possono essere riportate sulla situazione politica comasca e sul clima da Basso Impero che sta vivendo da mesi.
Tutto è immobile, tutto è vissuto in contrapposizione, nulla si riesce a portare avanti. Di fatto, l’unico traguardo raggiunto nel 2010 è stato quello del nuovo ospedale Sant’Anna, arrivato a maturazione tra mille difficoltà e dopo anni di polemiche e rinvii. Non è un obiettivo da poco e, anche se con numerose e pacchiane difficoltà d’avvio, è un tassello di cui possiamo andare fieri.
Non è però sufficiente. L’elenco delle cose che neppure nel 2011 troveranno soluzione è lunghissimo (lo evitiamo per carità di Patria), soprattutto perché mancano oggi le basi, i presupposti per poter dire che ci sono le forze necessarie a superare gli ostacoli.
Nella sua conferenza stampa di fine anno, mercoledì scorso, il presidente leghista della Provincia Leonardo Carioni si è lanciato in un’accusa di scarso peso politico del nostro territorio, un refrain che ormai da anni sentiamo ripetere a destra e a manca. Singolare però che, a ribadirlo, sia chi ha in mano leve di comando importanti e dovrebbe avere, in teoria, gli strumenti per contrastare lo strapotere di altre province. È vero, Lecco e Varese – per parlare di realtà a noi vicine e certamente più dinamiche – hanno sponsor di peso, come il governatore Formigoni o il ministro Maroni. Ma noi non possiamo dire di essere propriamente una Cenerentola, e certamente non può dirlo chi, come Carioni, ha incarichi di grande prestigio extraprovinciali e vanta soprattutto un legame fortissimo con il lider maximo del Carroccio, Umberto Bossi.
Como ha tutte le possibilità di contare di più, ma deve riuscire a liberarsi delle pastoie politiche che ne fanno una burletta.
Guardiamo al capoluogo, inguaiato da mesi in lotte interne alla maggioranza che non portano da nessuna parte. L’evento politico più rilevante del 2010 è stato il dibattito sulla sfiducia al sindaco Bruni, che si è risolto con una colossale buffonata orchestrata dal gruppo di “ribelli” del Pdl, capaci soltanto di fare i guastatori a parole per poi ritirarsi in buon ordine quando hanno sentito le poltrone caracollare. Tutto ciò non è serio, anzi è patetico. Clamoroso indice di una stanchezza amministrativa che si traduce in un barcollante incedere senza arte né parte. Con risultati evidenti anche per chi poco si interessa di vicende amministrative.
A ben guardare, le voragini che si sono aperte sulle strade in questi giorni di neve e gelo sono lo specchio fedele di un buco nero, di un vuoto in cui rischiamo di cadere e scomparire senza lasciare traccia. È brutto essere pessimisti, ed è ancor più brutto esserlo il 31 dicembre, quando ci apprestiamo a festeggiare l’arrivo del nuovo anno, tutti pieni di buoni propositi per il futuro.
Ma la sensazione palpabile è che non ci sia nessuno veramente convinto di voler fare il salto di qualità. Tutti sono troppo impegnati a guardare in cagnesco l’avversario e le lame sono già affilate non per raggiungere nuovi traguardi per il territorio, ma per le elezioni alle viste.
Il rischio concreto è che – se le urne non si apriranno prima – il 2011 sia soltanto l’insieme di 365 giorni di attesa. Una transizione in vista del 2012 e delle votazioni in cui si macelleranno vecchi amici e nuovi nemici per conquistare i palazzi del potere.
Purtroppo però, come dicevamo all’inizio, citando Galli della Loggia, anche per Como è iniziata una corsa contro il tempo, ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto. Il timore di buttare via 12 mesi è reale. La speranza che, dopo, qualcosa possa cambiare, è oggettivamente molto flebile. Da anni paventiamo il rischio che Como diventi soltanto un sobborgo-dormitorio di Milano. Oggi, dopo un altro anno vissuto melanconicamente, questo timore è ancora più reale.
Aggrappati a un disperato qualunquismo, andiamo avanti. O forse indietro.
A tutti i lettori l’augurio per un sereno 2011.
mrapisarda@corrierecomo.it

Mario Rapisarda

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