Un comasco sugli spalti di Wembley: trasferta-lampo per tifare gli azzurri

Italia-Inghilterra

«È stato tutto all’improvviso. Venerdì mi è stata prospettata la possibilità di partire per Londra per assistere alla finale e ho deciso di intraprendere il viaggio». Paolo Cappelluti, 38 anni, comasco, è uno dei pochi fortunati italiani che hanno seguito sugli spalti a Wembley la partita vinta dall’Italia ai rigori contro l’Inghilterra, che ha dato agli azzurri il titolo europeo.
Una trasferta-blitz, con tutto codificato da una agenzia di viaggi scelta dalla Federcalcio. Partenza domenica da Milano all’ora di pranzo, arrivo nel primo pomeriggio all’aeroporto di Gatwick, trasferimento immediato in pullman a Wembley senza deviazioni o passeggiate, arrivo alle 16 all’impianto, partita e poi subito a casa nella notte.
Nessun problema particolare con i sostenitori inglesi «tranne all’intervallo – spiega ancora l’appassionato comasco – quando qualche tifoso che era in evidente in stato di ebbrezza ha provato a invadere il nostro settore. C’è stato un fuggi-fuggi, ma subito sono arrivati gli steward che hanno sistemato le cose». Anche alla fine del confronto l’uscita da Wembley è stata tranquilla.

Ovviamente sia prima della partenza sia all’arrivo Cappelluti si è sottoposto a una serie di test per il Covid-19 al pari degli altri italiani – qualche centinaio – che hanno affrontato il viaggio.
«È stata una trasferta divertente – dice il tifoso azzurro, arricchita poi dal successo finale della nostra squadra. Subito, a Malpensa e poi in aereo, abbiamo provato i cori per lo stadio. Per ragioni di sicurezza siamo stati portati subito a Wembley ed eravamo là già alle 16. Una lunga attesa, in cui non si poteva fare molto, se non mangiare o bere qualcosa. Ma alla fine sapevamo che ci sarebbe stato un grande evento e quindi abbiamo vissuto con passione anche quei momenti».

«Noi eravamo in curva e i rigori sono stati tirati dalla parte opposta – spiega – Li abbiamo visti da lontano. Invece nella “nostra” porta è arrivata la rete del pareggio di Leonardo Bonucci». Il tifoso lariano è stato colpito in particolare da un aspetto: «L’acustica che ha lo stadio di Wembley, molto particolare e intensa: in uno stadio gremito, ogni azione veniva suggellata da un boato. Chi è in campo ha davvero l’impressione di avere il pubblico addosso. Il merito dei giocatori italiani è stato di non essersene curati troppo, mentre per i padroni di casa si trattava di un 12° uomo in campo».
«Il tifo inglese è stato sempre spettacolare anche se dopo l’ultimo rigore non pensavo di vedere così poca sportività: lo stadio si è quasi svuotato e sono rimati in pochi a vedere la consegna del trofeo alla nostra squadra. Questo è stato un aspetto deludente – conclude Paolo Cappelluti – anche se alla fine a noi interessava soprattutto festeggiare i nostri ragazzi, che hanno riportato in Italia un trofeo che mancava da oltre 50 anni».

L’ultima (e finora unica) vittoria di un titolo europeo da parte dell’Italia era stata infatti nel 1968, in una edizione che è stata organizzata proprio nel nostro Paese. Una finale in due tempi contro la Jugoslavia: il primo match, l’8 giugno, terminò 1-1 e per il regolamento dell’epoca fu organizzata la ripetizione dell’incontro, il 10, che allo stadio Olimpico di Roma vide il successo per 2-0 della squadra capitanata da Giacinto Facchetti.

Paolo Cappelluti a Wembley

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