Un delitto spietato pianificato da tempo

PERCHÉ 30 ANNI
Due diversi gradi di giudizio, un’unica sentenza: colpevole di omicidio volontario premeditato

La colpevolezza di Alberto Arrighi, di fatto, non è mai stata messa in discussione. Il giorno stesso del fermo, l’armiere ha ammesso di aver ucciso a colpi di pistola Giacomo Brambilla.
Il vero nodo cruciale sul quale si è incentrato il processo al commerciante è stata l’eventuale premeditazione del delitto. Fin dalle prime battute dell’indagine, l’accusa ha chiaramente imboccato la strada di un omicidio pensato e programmato fin nei minimi dettagli.
La difesa ha sostenuto al
contrario la tesi del raptus, del delitto d’impeto, di un gesto improvviso scaturito nell’ambito di una discussione tra omicida e vittima.
Il giudice delle udienze preliminari di Como prima e la Corte d’Assise d’Appello di Milano poi hanno entrambe sposato la tesi dell’accusa, condannando Alberto Arrighi per omicidio volontario. Del resto, in occasione del secondo grado di giudizio, prima che venisse pronunciata la sentenza, lo stesso armiere ha chiesto la parola e ha ammesso: «Ho pensato di uccidere fin dalla mattina».
Scorrendo le pagine delle motivazioni delle sentenze di condanna emerge in tutta la sua forza il quadro degli elementi che ha portato la giuria ad accreditare la tesi di un delitto premeditato e pianificato.

Anna Campaniello

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