Un entusiasmo molto radicato che si trasmette dai nonni ai nipoti

altPer dare un’idea dell’attesa che crea il Carnevale di Schignano, occorre osservare i bambini di questo piccolo paese della Val d’Intelvi. Lo scorso gennaio, la prima volta che abbiamo varcato la soglia di casa di Battista Peduzzi, presidente dell’associazione culturale La M.A.SCH.E.R.A. (che è l’acronimo di Mascherai Artisti SCHignanesi Estimatori Ricercatori Associati).
A molte settimane dall’inizio del carnevale, le sue due nipotine ci hanno accolto mostrando con tutta l’innocenza

dell’età la trepida attesa che stavano vivendo. In uno stato di contagiosa eccitazione, contando i giorni che le separavano dall’evento, cucivano con la nonna i loro vestiti dispensando sorrisi e racconti appassionati. Le ragioni di un entusiasmo così radicato si spiegano solo conoscendo la storia centenaria di una festa mascherata che gli abitanti di Schignano hanno saputo mantenere intatta nel tempo, senza mai concedere nulla alle banalità della modernità. Il merito è di maestri mascherai come Battista, uomini capaci di conservare e tramandare intatta la tradizione di uno dei carnevali alpini più importanti d’Italia. Certamente uno degli elementi che lo contraddistingue maggiormente è la creazione delle maschere lignee: per realizzarne una occorrono 50 ore di lavoro, ogni maschera è un’opera unica che nasce da un ceppo di legno, solitamente di noce.
L’associazione culturale di cui Peduzzi è presidente ha realizzato nel 2012 il libro illustrato Il Carnevale degli Schignanesi – Emozioni sotto la maschera, a cura di Stefania Pedrazzani e Pierluigi Gatti, in collaborazione con la Comunità Montana Lario Intelvese, con il Comune di Schignano e con il Gruppo Azione Locale del Lario.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Battista Peduzzi

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