Cultura e spettacoli

Un ex carcerato è approdato al prestigioso Mit di Boston

altStrutture – La biblioteca del Bassone è un’isola felice nel grigiore del carcere ed è considerata da molti un fiore all’occhiello con 15mila volumi

«Da qualche mese vivo la realtà cruda di questo posto e mi sono resa conto di quanta importanza ha avuto la biblioteca del carcere per il mio cammino fra queste grigie mura. Ogni giorno acquistava un valore sempre più grande. Fra libri e giornali mi sono resa conto che mi sentivo sempre più protetta e la lettura mi ha dato la forza di continuare questo duro cammino con dignità e orgoglio. Tra gli scaffali della biblioteca a volte ho trovato persino la voglia di sorridere, di fare battute, di

affrontare la vita con più serenità».
È la testimonianza di Rita, ex detenuta al Bassone di Como, una delle tante voci raccolte sul sito della biblioteca del carcere lariano che testimoniano esistenze che hanno ripreso la dignità perduta, recuperando, attraverso la cultura libraria, un posto nel mondo.
C’è chi, come Rita, ha frequentato un corso per assistente bibliotecaria, chi si è laureato, chi ha fatto carriera e c’è persino l’incredibile storia di Alen, che passato dal carcere comasco, è addirittura approdato al Massachusetts Institute of Technology di Boston.
Le condizioni disastrose in cui versano molte carceri italiane è tema di stretta attualità. Anche il Bassone ha i suoi problemi, ma in questo generale sfacelo la biblioteca della Casa Circondariale comasca è un’isola felice. Nei suoi dodici anni di vita ha raggiunto quasi tutti gli obiettivi auspicabili per una biblioteca qualsiasi ed è da molti considerata un fiore all’occhiello delle attività volte al recupero e alla riabilitazione dei detenuti.
«C’è bisogno ancora di tanto lavoro e di tanto impegno e di persone giuste – leggiamo ancora nella testimonianza dell’ex detenuta Rita – Per ora vedo una sola persona, la professoressa Ida Morosini, che porta avanti tutto l’oneroso fardello con assiduità, credendoci ed entusiasmandosi ancora».
Anima della biblioteca è infatti Ida Morosini, già insegnante all’Istituto “Leonardo Da Vinci”, da oltre dieci anni impegnata a mantenere in vita un sogno realizzato che rischia di svanire a causa della mancanza di fondi.
«Il problema principale – spiega Ida Morosini – è disporre di un fondo adeguato che aiuti a garantire la continuità del nostro progetto. Ho continuato questo lavoro da volontaria, non potevo abbandonare la biblioteca, la considero come un mio figlio e un incredibile lavoro è stato fatto, la biblioteca dispone di 15mila volumi, di cui 1.200 multimediali e di un discreto numero di testi multiculturali; è l’unica in Lombardia e credo anche a livello nazionale, a prestare volumi all’esterno del carcere. Le anticipo anche una bella novità: c’è un regista importante che girerà un film proprio sulla biblioteca. Tutto questo è bellissimo, ma senza fondi rischiamo di perdere tutto quello che abbiamo conquistato».
I detenuti leggono molto? Quali sono i volumi più richiesti?
«C’è molta voglia di lettura e qualcuno si cimenta anche con la scrittura. Sono molto richiesti dvd, libri di narrativa, best seller – come Inferno di Dan Brown – ma anche saggi di filosofia. C’è anche una sezione multiculturale con libri in diverse lingue straniere: russo, bulgaro e cinese. Rispetto a ciò mi sono attivata con le ambasciate ma non sempre ho avuto risposte positive. La maggior parte dei volumi in lingua straniera viene regalato dagli stessi detenuti».
Quale ruolo hanno i libri dietro le sbarre?
«Per la mia esperienza posso riportare le storie di almeno una ventina di persone con cui sono rimasta in contatto, che si sono riscattati grazie al lavoro in biblioteca. C’è per esempio una detenuta sudamericana che adesso sta facendo l’insegnante di sostegno, poi c’è un detenuto che ha lavorato in biblioteca e che ora vive e lavora in Emilia. Poi c’è Alen, che mi scrive dal Mit di Boston. Sembra una favola. Alen ha lavorato in biblioteca e ha ricominciato proprio da qui, ha capito l’importanza di riprendere la scuola e attraverso i libri ha avviato un progetto tutto suo. Nicola, invece, è il primo arrivato alla laurea in Scienze del Turismo».
Per i detenuti stranieri è più difficile?
«Sì, anche se la biblioteca mette a disposizione corsi di lingua italiana con esami di idoneità riconosciuti. Ho in biblioteca tre detenuti che ho formato in modo da poter gestire il prestito, uno è nigeriano parla inglese e un po’ di italiano, è preziosissimo come mediatore».
C’è differenza tra uomini e donne?
«Devo dire che è un dato che mi ha sorpresa, perché se è vero che in generale le donne leggono più degli uomini, è molto più facile recuperare un detenuto che una detenuta. Le donne hanno un freno naturale alla delinquenza, quelle che arrivano in carcere purtroppo sono quelle più compromesse e quindi difficili da recuperare. Anche se casi positivi come quello di Rita testimoniano che si può riuscire: “Mi chiedo se in futuro altre persone come lei appariranno e con noi detenute crederanno in una crescita mentale di ciò che lei con tanto amore ha seminato. Vorrei, però, alla fine, non aver creduto in una favola, ma vorrei sapere, magari un domani e dal di fuori, che la biblioteca carceraria della sezione femminile è diventata una splendida realtà”».

Nella foto:
In alto a sinistra, il carcere del Bassone di Como. A destra, l’anima della biblioteca Ida Morosini con Davide Van De Sfroos e Moni Ovadia. Sopra, uno scorcio della sala di lettura all’interno della casa circondariale lariana
17 Nov 2013

Info Autore

Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
Dic: 2018
L M M G V S D
« Nov    
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
farmacia Farmacie di turno farmacia

ospedale   Ospedali   ospedale

trasporti   Trasporti   trasporti
Colophon

Editoriale S.r.l.
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto