Un fiume di oro dall’Italia alla Svizzera: nei guai cinque comaschi

Oltre 40 chili di metallo prezioso passavano ogni giorno da una parte all’altra di Brogeda
La villa, ribattezzata ironicamente dagli inquirenti Fort Knox, si trova nella splendida campagna toscana. È un casolare da sogno tra le colline di Monte San Savino, in provincia di Arezzo. Pare che la proprietà sia riconducibile a nomi importanti dell’imprenditoria della città di Petrarca.
Qui, soltanto pochi giorni fa, il 10 ottobre, si incontrano un orafo aretino e 2 uomini, scesi da un’auto targata Como. Nella mano del primo c’è oro, in quella degli altri moneta sonante. Contanti, in banconote da grosso taglio. Poco lontano, nascosti tra la vegetazione, ci sono però anche ospiti
 inattesi: i militari della guardia di finanza che da mesi seguono passo passo quei movimenti illeciti.
Un’associazione, raccontano oggi le Fiamme Gialle, «con la testa in Svizzera», in Canton Ticino, e le cellule operative tra Arezzo, Marcianise (Caserta), Valenza (Alessandria) e il Comasco.
Proprio quell’incontro di cui abbiamo raccontato, chiuso con l’intervento della guardia di finanza, è stato l’acceleratore fondamentale delle indagini che la notte scorsa hanno portato a un clamoroso blitz in tutta Italia – denominato appunto Operazione Fort Knox – volto a sgominare una associazione per delinquere dedita al riciclaggio, alla ricettazione, alla frode fiscale e all’esercizio abusivo del commercio d’oro. Metallo che, con la crisi di questi ultimi anni, è diventato un bene rifugio sempre più prelibato e dunque richiesto. E questo faceva l’associazione: metteva a disposizione dei suoi clienti lingotti d’oro fusi e confezionati per l’occasione in Svizzera, in centri specializzati che realizzano gli ambiti “mattoncini”.
La materia prima era però raccolta in Italia, anche attraverso compiacenti punti d’acquisto ormai sparsi un po’ ovunque. L’oro, la cui fornitura avveniva in nero con pagamenti in contanti, partiva poi per la Svizzera nascosto in macchine preparate per l’occasione con doppi fondi sparsi un po’ ovunque. Viaggi che non sempre andavano a buon fine, visto che nell’indagine si contano anche tre arresti in flagranza di reato a Vipiteno, Napoli e proprio ad Arezzo.
Viaggi che tuttavia, in un anno, avrebbero portato da una parte all’altra del confine 4.500 chili kg d’oro e 11mila kg d’argento.
Ovvero, in media oltre 40 kg di metallo prezioso al giorno. Per una simile associazione, un ruolo centrale non poteva non avere la fascia di confine, e dunque il Comasco.
Ed è per questo che ben 5 persone indagate dalla Procura di Arezzo in merito al fiume di oro in transito dall’Italia al Canton Ticino, sono residenti nella nostra città. Di più, al momento, è impossibile sapere in quanto le indagini sono appena all’inizio.
Tra i “nostri” indagati, tuttavia, c’è sicuramente il corriere di cui abbiamo parlato all’inizio, presente nella villa di Monte San Savino al momento del blitz delle Fiamme Gialle, e ci sono anche altri colleghi “spalloni”.
Ma c’è anche una figura di vertice dell’associazione che teneva monitorato il passaggio dell’oro e dell’argento da una parte all’altra del valico di Brogeda. In tutto sono 118, al momento, gli indagati, e nella notte tra mercoledì e giovedì la finanza ha eseguito 259 perquisizioni (in 11 regioni), 5 delle quali anche nella nostra provincia nelle abitazioni dei sospettati.

Mauro Peverelli

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