Un futuro migliore passa anche dalla bicicletta

opinioni e commenti di nini binda

di Nini Binda

Con l’ottimismo della volontà e la fiducia che viene dal motto “dalle crisi si esce migliori da come si è entrati” occorre guardare a questa tanto attesa “fase 2”. Il passaggio è epocale e ha tutte le caratteristiche di un transito arduo, anche più lungo e complicato rispetto alle attese. La tentazione di arrendersi è dietro l’angolo, al pari delle delusioni che possono indurre a reattività in forme depressive, “tanto non cambia nulla”, “tutto resta come prima” e “a pagare sono sempre i soliti”.

Ma c’è il coraggio del cambiamento e passa in bici per una città migliore, non bisogna arrendersi, proprio in questi momenti occorre tenere duro e rilanciare. Erano gli anni 2000 quando a Como si progettarono i primi tratti di piste ciclabili: area Ticosa, via Cadorna, via Tolomeo Gallio, piccole strisce ciclabili d’asfalto ricavate tra auto e marciapiedi.

L’ufficio mobilità e l’assessore furono assaliti da critiche, certo la tentazione di alzare le mani e lasciar perdere fu forte, gli ultimi dati ci scoraggiavano, le bici condivise erano sempre più vandalizzate, le piste progettate restarono poche e comunque il loro sviluppo era complicato dalla configurazione orografica della città. Inoltre, non era ancora arrivato il boom delle bici a pedalata assistita.

Ora, Como non se la passa bene, ma nonostante tutti questi bastoni fra le ruote non è il caso di cambiare percorso, la città, proprio ora che il virus l’ha messa in ginocchio, deve ritrovare la vocazione di “ciclocittà”. Il vero problema è culturale, riciclarsi dopo tanti anni di cultura motorizzata, non ci si inventa dalla sera alla mattina.

Lasciare l’auto per pedalare è una scelta che matura lentamente, come in una conversione, ci vuole tempo, ma soprattutto serve la volontà di chi disegna il futuro in municipio come negli studi di ingegneria ed architettura. Per dire meglio: serve l’ideale superiore di rendere la città più umana e vivibile. Aspettando le grandi soluzioni tecnologiche per la mobilità oggi abbiamo la bici elettrica che è già qui, pronta a fare la sua parte, subito. La bici è libertà, comodità, salute e come si dice: una bici in più, un’auto in meno.

Certo, Como non diventerà all’improvviso Amsterdam o Ferrara, ma se il Comune insiste voltandosi indietro e guardando al coraggio usato in passato, la città può davvero diventare un luogo migliore. Ma subito, per agevolare il cittadino nella scelta di spostamenti sostenibili è indispensabile e urgente che il nuovo decreto includa l’autorizzazione alla riapertura dei negozi di vendita e assistenza delle biciclette, non abbiamo idea di quanti ciclisti e gente che si muove in bici ci sono anche nella nostra città. E poi, speriamo che il sogno di una rete ciclabile tra Como e Cernobbio finalmente si avveri e che il nuovo lungolago veda finalmente la luce.

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