Un giorno sul lago a Villa Balbianello

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

La dolorosa notizia della scomparsa di Emilio Trabella è tra quelle che obbligano a pensare a quanto si è ricevuto in eredità morale e, di conseguenza, a quanto chi se ne va ha arricchito il prossimo e il territorio. Chi scrive ha avuto il privilegio di trascorrere meno di un anno fa con il grande botanico, aggregato a un gruppo ristretto di suoi amici, una giornata indimenticabile sul Lago di Como, a Villa Balbianello. Ne ha ricavato alcune impressioni che qualificano la personalità di Trabella.

La prima è certamente la competenza. Una competenza non fredda, ma intensamente partecipata. Nel breve tratto di strada percorso tra Cernobbio e Sala Comacina, le richieste di indicazioni ricevute al telefono non si contano e per ciascuna era pronta una risposta appropriata, carica di passione. Che si trattasse della notizia del via libera ai lavori per la ristrutturazione di un noto albergo in disuso, di pitosfori attaccati da un parassita, del progetto per una nuova struttura dotata di serra per le feste a Roma, di masserie in Puglia, la costante era un percepibile entusiasmo.

Il secondo tratto è la semplicità. Nessuna sottovalutazione, non una graduatoria d’importanza tra gli interlocutori, nessuna spocchia da esperto, quale pure Trabella era e in massimo grado. Tutte le questioni erano per lui rilevanti allo stesso modo, perché individualmente erano tali nella valutazione personale di chi le poneva. E anche questa è una bella lezione, un mettersi al servizio con grande disponibilità, senza distinzioni di sorta. Nonostante la consuetudine di frequentazione con personalità come Renzo Piano, Sergio Marchionne, George Clooney.

La terza considerazione riguarda la memoria storica di Emilio Trabella. Il breve tragitto in barca verso Villa Balbianello è stato uno spettacolo pirotecnico di riferimenti a luoghi, ricordi, nomi illustri: la “Zoca de l’Oli”, con gli ulivi portati dai Romani, con le vigne, non per il vino, bensì per l’aceto con il quale acidificavano l’acqua. Le ville e i loro proprietari, nomi illustri di un tempo e di oggi. Le piante, con i loro nomi latini e le loro specifiche caratteristiche. L’Isola Comacina: «Sarebbe un sogno sistemarla». E il trionfo di Villa Balbianello e del rapporto speciale di Trabella con il conte Guido Monzino che, dopo aver acquistato quel luogo meraviglioso, volle affidargli la ristrutturazione del giardino. Ricordi precisi e dettagliati per ogni singola azione compiuta. Aneddoti straordinari, degni di essere scritti. Soddisfacenti, dolorosi, esilaranti.

L’addio dell’architetto comasco del verde insegna e consegna anche queste cose, insieme con molte altre che la sua famiglia e i suoi amici conservano e potrebbero raccontare. Non è una ricchezza da poco. Rammentarla e farla propria è uno dei modi possibili per onorarne la memoria.

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