Cultura e spettacoli

Un “Grand Hotel” in cambio di due “Tex” e “Topolino”

altMemorie lariane
di Renzo Romano

Primi anni Cinquanta. In casa si tira avanti con lo stipendio di papà carabiniere; mia mamma rivolta i cappotti fino all’esaurimento della stoffa, il pollo ripieno (con l’uvetta, che nostalgia!) alla domenica, pasta quasi tutti i giorni, risotto, minestra o ancora pasta la sera, le scarpe che vanno bene d’inverno e d’estate… e anche per giocare a pallone per strada o in cortile, o sul prato davanti a scuola. Risuolate una, due, tre volte fino alla consunzione, fatalmente le scarpe nuove acquistate

nel negozio della signora Sisti che fa sempre lo sconto.
Sono fortunato con i cappotti. Tra i compagni di classe c’è Ruggero, arrivato da Postumia con la famiglia qualche anno fa, abita a Chiasso, dove il papà fa il ferroviere. Lo stipendio in franchi è una piccola fortuna. Così il cappotto “vecchio” di Ruggero, rivoltato e tinto di un bel blu, diventa il mio cappotto “nuovo”.
Io porto i pantaloni alla zuava, la mancia settimanale che mio padre ogni domenica mi regala è di cinquanta lire. Il cerimoniale… papà sfila il portafoglio dalla tasca della giacca, prende una banconota da cinquanta lire, me la consegna solennemente. Non oso spiegare a papà che quella somma non basta neppure per comperare il biglietto del cinema Italia che costa centocinque lire. Per fortuna ci pensa la mamma con qualche resto che si dimentica di pretendere quando vado a comperare il latte dalla signora Maria o il pane all’Alleanza o la mortadella dal sciur Gustin…
In casa si legge il “Corriere della Sera” di cui divoro solo le pagine dedicate allo sport, la “Domenica del Corriere”, il “Corriere dei Piccoli”, “L’Intrepido”. Mia mamma ogni tanto compera “Grand Hotel” o “Bolero”, ricchi di fotoromanzi con le dive dell’epoca che non disdegnano affatto di prestare volti e forme alle protagoniste delle storie (sempre d’amore e di passione).
Sophia Loren prorompente e dirompente, Gina Lollobrigida tutta tette e finto candore, Ingrid Bergman con il suo sguardo misterioso, sorridono ammiccanti, di poco svestite, quel tanto che basta per attirare l’attenzione dei lettori e non irretire i custodi e i censori della pubblica moralità. Non mancano riduzioni in fotoromanzi dei massimi capolavori della letteratura, un albo “Bolero” è dedicato nientemeno che ai “Promessi Sposi”. Io non ho alcun interesse per queste riviste che utilizzo come merce di scambio per gli amatissimi fumetti, “Topolino”, “L’uomo mascherato”, “Mandrake”, “Tarzan”, con Francesco, un vicino di casa, maggiore di me di qualche anno che “sbava” per i romanzi e le foto delle dive di “Grand Hotel” e “Bolero”. Davvero non capisco che cosa ci trovi in quelle sdolcinate storie d’amore.
Lui, Francesco, ha un cenno di peluria sulle guance, tracce rossastre di acne giovanile e nascenti appetiti ormonali. Francesco ha un solaio pieno di giornalini a fumetti, i cambi sono per me vantaggiosissimi… Contento lui! E in verità contento lo è, eccome lo è, se per un “Grand Hotel” mi dà due “Tex” più un “Gordon” e due “Topolino”…
La sera si ascolta la radio. Ne abbiamo una nuovissima con il grammofono per i dischi. Mio papà si è deciso ad acquistarla sollecitato dalla mamma. Pagandola in contanti, mio papà non vuole saperne di rate o di cambiali. «Una cosa si compra solo se ci sono i soldi», lui non concepisce i debiti: «Se non ci sono i soldi si rinuncia».
Silenzio! Mike Bongiorno debutta con “Il motivo in maschera”, un varietà musicale a premi con Isa Bellini e Lelio Luttazzi. Per strada i garzoni in bicicletta cantano “Vola colomba”, canzone vincitrice al festival di San Remo con Nilla Pizzi. Davanti allo specchio si gorgheggia alla Claudio Villa in “Luna rossa”; ai bambini si insegna “Nella vecchia fattoria” ritmata dal Quartetto Cetra.
Il lunedì sento al “Gazzettino Padano” Alberto Cavaliere che regala agli ascoltatori una poesiola sul campionato di calcio di cui è totalmente digiuno. Mia mamma, amante del dialetto milanese, che parla abitualmente con i nonni, non perde una parola di Liliana Feldman nel suo “Ciciarem un cicinin” in cui racconta divertenti storie nel colorito idioma meneghino.
Papà seduto al tavolo della cucina, invece, si fa martirizzare da mia sorellina Mariuccia che lo pettina e lo spettina giocando a fare la parrucchiera con la sua testa… Da lei sopporta tutto, non si è arrabbiato neppure quando è finita con il triciclo contro il radiogrammofono nuovo e lo ha ammaccato… La sera, nella bella stagione, si esce tutti. Papà e mamma, io e mia sorella, si percorre un tratto di via Brogeda fino alla fontana, poco oltre il cinema Ariston. Qualche volta ci scappa anche un gelato, venti lire un cono con due gusti dalla sciura Maria, raramente il “Mottarello” di panna ricoperto di cioccolata che costa cinquanta lire al bar Motta.
Il ritorno a casa. «Spegni la luce che è tardi», la mamma. Mi sento fortunato, non sto sognando.

Nella foto:
Da sinistra, un raro numero di “Grand Hotel” con la copertina dedicata a Como e un vecchio “Tex” con il tipico formato orizzontale
17 Novembre 2013

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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