Un grande museo sotto i nostri piedi

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

I siti di interesse  archeologico monitorati in altrettanti cantieri edili dall’autorità competente in provincia di Como (la Soprintendenza)  sono una quarantina. Innumerevoli sono però i luoghi potenziali, quelli che promettono scoperte interessanti almeno in base all’evidenza superficiale testata a occhio nudo o con l’ausilio di tecnologie. Luoghi, è bene precisarlo, che rischiano di attirare l’attenzione di tombaroli  senza scrupoli ma molto avidi. È dunque doveroso vigilare. Da tempo si parla di un “secondo cerchio” a poca distanza da quello di pietra di 70 metri di diametro (con scopi astronomici o rituali?) scoperto accanto all’ospedale Sant’Anna di San Fermo (ma in territorio di Montano).

La città di Como è poi un museo archeologico non solo all’aperto ma  sottoterra: se scandagliato ai raggi x  chissà quali tesori potrebbe rivelare: l’antico teatro, il foro, il porto e tante altre vestigia antiche che solo scoperchiando la città strato dopo strato potrebbero venire alla luce e sono ora note solo per via indiziaria. Appena scavi per mettere a posto uno stabile che ha magari tanti secoli sulle spalle, ed ecco che rischi di trovare un tesoro, medievale o di epoca romana.

Comprensibile quindi la prudenza degli studiosi nel valutare segnalazioni la cui verifica può richiedere anche molti anni e certosina pazienza oltre che l’unione di più competenze  come nel caso del ritrovamento  epocale delle monete d’oro di via Diaz.

L’attenzione a eventuali scoperte archeologiche di particolare rilevanza riguarda anche realtà in provincia.

Nel territorio del Parco Spina Verde attorno agli insediamenti protostorici  ci si può immaginare  emuli di Indiana Jones, a caccia di reperti.

È di qualche tempo fa la segnalazione, peraltro tutta da verificare e contestualizzare, di una intera villa romana in un campo coltivato in  terra di Brianza e il pensiero dei latinisti si accende della speranza di trovare altre tracce  lasciate in zona da Plinio il Giovane o del suo tutore, l’alzatese Virginio Rufo.

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