Un laboratorio artigianale per creare penne-pistola

altLa “piovra” nel Comasco
L’arsenale della ’ndrangheta stava per arricchirsi di ulteriori e micidiali armi
(m.pv.) Un laboratorio clandestino di armi a disposizione della ’ndrangheta. Attività che per la Dda ruotava attorno a due fratelli di Novedrate, di 29 e 31 anni, in grado «con un tornio» e con «150 euro», “sconto” «per gli amici» di fabbricare delle penne-pistola. Un solo colpo in canna. Poco affidabile nella mira («arriverà da qui al muro, però non va precisa») e con qualche ulteriore difetto («quando spari devi togliere il bossolo, lo devi togliere con una cosicchia») però assai utili in quanto «te le puoi tenere dentro la macchina… una penna normale. Se vai da qualche parte tipo, prendi una pennetta di quelle… un colpo è…».

Più che sufficiente per certe azioni criminali: «Metti il colpo e tam… spara. L’appoggio sulla testa a uno… bum».
Ha dell’incredibile – come tante altre cose di questa ultima ordinanza – quello che abbiamo appena riferito.
Tutte le parole e le frasi riportate sono state intercettate nei dialoghi tra presunti ’ndranghetisti arrestati nell’operazione “Insubria” che questa settimana ha sgominato il locale di Cermenate e quello di Fino Mornasco con quasi 40 arresti.
Le armi, del resto, sono imprescindibili per una organizzazione criminale.
E l’arsenale a disposizione dei due gruppi appena citati è impressionante oltre che assai variegato. Pistole automatiche, a tamburo, anche da taschino.
E poi c’è quel progetto, la penna pistola da ordinare al laboratorio clandestino di Novedrate: «Ne hanno ancora sei o sette». Gli uomini della Dda avrebbero già perquisito tutto, nei giorni del blitz. Senza però trovare nulla di significativo. Le intercettazioni lasciano tuttavia pochi dubbi sul tipo di ordine che stava per essere impartito ai fratelli della Bassa. Perché ad ogni azione intimidatoria (o peggio), non si può andare «senza ferro». Del resto «che ne sai di come uno può reagire». «Metti che risponde male?». Perchè come scrivono i giudici, «le armi non sono “parlate” ma parlano esse stesse, non meno dei loro proprietari».

Nella foto:
Uno dei filmati ripresi dalla Dda con l’incontro tra presunti sodali: gli arresti sono stati una quarantina tra Como e Lecco

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