Un laboratorio d’arte nell’ex Politeama

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Tutto è fermo sul fronte della cultura, perché non sognare? Un amico, l’architetto comasco Paolo Donà, mi lancia un assist  scherzoso e provocatorio a cui è difficile resistere.

Mi ha girato un post della rivista online “Artribune” che compie dieci anni. Il titolo è eloquente: “In Inghilterra un’Ikea abbandonata trasformata in enorme centro di arte contemporanea”. Perché non fare altrettanto con un’eredità scomoda come l’ex cineteatro Politeama di Como? Polifunzionale finché si vuole, come suggerisce il nome stesso, ma per ora una rischiosa avventura. 

A Coventry,  Regno Unito, il palazzo un tempo sede della multinazionale del mobile economico è  rimasto sfitto per cessata attività. Così come riferisce l’articolo di Giulia Ronchi che cita come fonte “Artnet news”  «vi  dovrebbe aprire nell’agosto 2023 uno dei più grandi centri culturali del mondo, che accoglierà le collezioni nazionali britanniche». Lo spazio in questione misura oltre 50mila metri quadrati ed è stato acquistato  per 1,3 milioni di sterline (1,5 milioni di euro) dal Comune di Coventry.

Il Politeama è già comunale all’82% e si trova in una città che ha con l’arte un rapporto intenso e storico. Proprio Paolo Giovio 500 anni fa inventò il concetto di museo moderno. E se ci mettiamo i Magistri Cumacini, e i maestri dell’Astrattismo e del Razionalismo del secolo scorso, ce n’è abbastanza per definire un Dna di tutto rispetto.

Como è anche sede di un’accademia d’arte, ha artisti e  collezionisti importanti. Immaginare per il Politeama un futuro di grande factory insubrica dedicata alle arti, e anche alle arti figurative, materiali e anche  digitali, non sarebbe esercizio peregrino.

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