Un lucchetto sulla bara per tenere aperta la chiesa

(p.an.) Un lucchetto chiuso sulla bara di don Renzo Scapolo, sopra i tanti simboli di pace e di Sprofondo. Tanta commozione ieri nella chiesa parrocchiale di Muggiò per l’ultimo saluto al prete degli ultimi, scomparso martedì mattina dopo aver a lungo lottato contro la malattia. Aveva 79 anni.

Don Renzo, fondatore dell’associazione Sprofondo, una vita in prima linea per aiutare i profughi, è stato ricordato dal pulpito anche da chi sul territorio ne ha raccolto il testimone, don Giusto Della Valle.

 

«Don Renzo aveva messo un lucchetto chiuso tra le porte della chiesa affinché rimanessero sempre aperte», ha ricordato don Giusto. Prima che lo stesso lucchetto venisse posato sul feretro del sacerdote e la chiave gettata nel Lago di Como.
Il parroco di Rebbio ha ricordato anche un altro Renzo, parroco di frontiera, don Beretta, ucciso sul sagrato della sua chiesa, a Ponte Chiasso, nel gennaio del 1999.

«Erano molto amici, quando don Scapolo vedeva don Beretta gli diceva: “Tu sei il ponte, io sono il chiasso”. Quando passiamo da Ponte Chiasso, pensiamoci. Pensiamo ai tanti fratelli senza fissa dimora. Cosa farebbero i due Renzo? Questo lucchetto serva ad aprire di più noi cristiani, le nostre parrocchie e le istituzioni della città», ha concluso don Giusto della Valle.

Per il saluto a don Scapolo, a Muggiò c’era tutto il clero comasco, ad iniziare dal vescovo Oscar Cantoni, che lo ha ricordato così nell’omelia. «Siamo davanti a una figura di credente che ha inquietato molti, perchè don Renzo non si è accontentato dei proclami o di buone intenzioni, perché non ci ha annunciato la Parola di Dio per poi lasciare tutto come prima», ha detto il vescovo.  E ancora: «Don Scapolo è stato un “prete scomodo”, sia per i fedeli, che per i confratelli sacerdoti e forse anche per i vescovi, come uno dei profeti che Dio, di tanto in tanto, invia a visitare il suo popolo. Il profeta, per sua natura, turba la tranquillità dell’agire comune, ci sveglia dal torpore del quotidiano, fino a scuoterci e a costringerci comunque a prendere posizione, come singoli e come comunità».

«Penso all’intima gioia di don Scapolo all’udire le affermazioni di Papa Francesco, del quale è stato sempre in sintonia, respirando lo stesso clima sociale ed ecclesiale in terra argentina, negli anni da missionario» .

«Caro don Renzo: aiuta ora dal cielo la nostra Chiesa perché faccia della carità la prova suprema della fede. Continua a inquietarci perché non cessiamo mai di amare il  Signore attraverso quell’impegno di carità che ci permette di affrontare le nuove sfide di oggi, con lo stesso ardore, passione ed entusiasmo con cui tu stesso ti sei prodigato. Amen».

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