Cronaca

Un mercato globale che non ha nostalgie

I commenti
Tessuto: «Oggi si deve vendere a ogni interlocutore possibile in tutto il mondo»

«Vendere in Italia non basta. Un’azienda tessile oggi deve cercare di vendere a ogni interlocutore possibile in tutto il mondo».
Non ha dubbi Sandro Tessuto, titolare dell’azienda Clerici Tessuto, che non considera negativamente la sempre maggiore presenza del tessile comasco a Parigi e agli eventi internazionali.

Lo stilista Fausto Puglisi si è detto «dispiaciuto perché i comaschi devono vendere a Parigi e non a Como», con un riferimento anche alle fiere tessili del passato. «Le fiere sono un momento di immagine e presentazione del prodotto importante, ma poi è fondamentale andare a vendere in tutto il mondo, ovunque ci sia richiesta – dice Sandro Tessuto – Prestiamo la massima attenzione agli stilisti italiani, ma anche a quelli non italiani. Alle industrie italiane e non italiane».
«Oggi la vetrina più importante è ancora Parigi – conclude l’imprenditore comasco – Milano Unica però è la vetrina del mondo per quanto riguarda l’uomo. Per la donna, invece, il riferimento è ancora la piazza di Parigi».
Non ha nostalgia delle storiche fiere comasche neppure Moritz Mantero, presidente della Mantero Seta.
«Come le mode anche le fiere hanno dei cicli positivi a cui seguono cicli negativi – dice l’imprenditore comasco – IdeaComo è stata una delle manifestazioni espositive più belle in assoluto, ma il suo tempo è passato».
«Non è più il tempo di piccole mostre dislocate nei distretti di produzione – continua Mantero – Non c’è tempo per i viaggi e il budget è limitato. Il tempo che rimane a disposizione per fare ricerca deve essere concentrato in eventi più comodi dal punto di vista logistico, più internazionali, dove alla ricerca dei tessuti si affianca anche una ricerca più ampia sugli stili di vita».
«Vendere ai francesi è positivo – dice da parte sua Claudio Tajana, presidente del gruppo filiera tessile di Unindustria – I francesi si sono resi conto del rischio di non avere una filiera e quindi si sono accorti che in Europa l’unica realtà positiva di alta qualità e indirizzata al lusso era la nostra».
«Per quanto riguarda la partecipazione a Première Vision – aggiunge Tajana – da un punto di vista di campanilismo è sicuramente meglio stare in Italia, ma in un’ottica europea bisogna dare atto ai francesi di essere riusciti a creare un grande punto di interesse. L’affermazione di Puglisi è lecita e condivisibile e richiederebbe, da parte nostra, la capacità di elaborare, non tanto come Como ma come sistema Italia, una proposta. Il sistema moda Italia deve cercare una formula per presentarsi in maniera diversa ed eccellente. Dobbiamo ideare un evento che non deve contrapporsi ai francesi ma trovarsi un suo spazio. Ideacomo è stata meravigliosa, ma appartiene al passato. Dobbiamo pensare a un evento che ancora non esiste».

8 Ott 2014

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