Un metodo per i candidati sindaco

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Tra meno di un anno, nel mese di giugno, i cittadini elettori del Comune di Como voteranno per scegliere il nuovo sindaco. Le grandi manovre sono iniziate, sia pure dietro le quinte. È normale che sia così. Sarebbe però importante che partiti e movimenti decidessero rapidamente i candidati propri e delle coalizioni a loro sostegno.

Questo garantirebbe alcune condizioni essenziali. La prima è la chiarezza delle offerte: la ricandidatura o meno dell’attuale primo cittadino, i nomi e i profili degli sfidanti, la proposta dei programmi (si spera essenziali e concreti e non invece basati sui soliti brevi cenni sull’universo e su ampie volute di fumo). La seconda condizione significativa sarebbe la possibilità di conoscere, o approfondire, la conoscenza dei contendenti. Non auguriamo a nessuno e men che meno a noi stessi una infinita campagna elettorale, ma i volti, le idee, i profili personali e la credibilità di chi partecipa alla competizione hanno bisogno di un po’ di tempo per essere valutati. Questo tempo serve a loro anche per relazionarsi con i comaschi e con le associazioni di vario tipo presenti in città. Ecco perché, quanto meno subito dopo l’estate, le opzioni dovrebbero essere tutte definite e presentate.

Questa esigenza vale anche sotto altri due profili. Il primo riguarda le forze politiche o civiche: il loro schierarsi, uscendo dalla pretattica, avrebbe il pregio della chiarezza. Eliminerebbe il retrogusto sgradevole dei giochi di palazzo che da sempre la fanno da padroni con il risultato di cuocere a fuoco lento i potenziali competitor per bruciarne in modo obliquo qualcuno della propria parte, in realtà sgradito, anziché promuoverlo. Invece abbiamo tutti diritto a bocce ferme e bene identificate prima che inizi la partita.

Il secondo profilo attiene agli stessi candidati: prima sono in campo e prima possono misurarsi seriamente sulla valanga di problemi di questa città, fornendo possibilmente ipotesi di soluzione verificabili. Sì, perché questo è il vero nodo delle prossime elezioni comunali a Como: riuscire a fare una serie di fact checking, come dicono inglesi e americani, vale a dire una puntuale verifica dei dati e dei fatti che saranno citati per capire se si tratta di verità, oppure di balle colossali. E questo non soltanto per quanto riguarda l’accertamento sul passato, ma anche per ancorare il futuro alla realtà, vincolando le parole alle azioni che seguiranno.

Abbiamo già scritto che l’ideale sarebbe assegnare a organismi terzi, dotati di autorevolezza e capacità di arbitrato sopra le parti, questo difficile lavoro da svolgere periodicamente durante il compiersi di un’amministrazione. Non ve ne sarebbe bisogno se la politica funzionasse meglio e se i risultati fossero nelle cose, ma non è il nostro caso. Utopia per utopia, servirebbe anche che fra i tre-quattro candidati destinati ad avere la realistica speranza di giungere alla sfida a due del ballottaggio scattasse un’intesa sulle priorità cittadine. Un accordo, da tutti sottoscritto, a occuparsene azzardando anche una tempistica, pure questa verificabile. Ciascuno, naturalmente, avrà la propria ricetta, ma tutti dovranno convenire su obiettivi e sostanza. Non siamo nel migliore dei mondi possibili e la delusione per aspettative troppo grandi è sempre dietro l’angolo, ma l’asticella va alzata almeno un po’ perché senza ambizione si vola troppo basso. A rischio rasoterra. L’impegno comune dovrebbe valere ovviamente anche su alcuni presupposti di metodo relativi alla gestione della macchina comunale.

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