Un milione di euro per salvare Cantù e per i debiti serve un altro milione e mezzo

I veritici di Tic - Tutti Insieme Cantù

L’euforia è durata una notte, forse anche meno. Lo scampato pericolo meritava certo un brindisi, o qualcosa in più. Ma senza troppo esagerare. Poi, nel nome dei sani principî brianzoli, è stata subito una mattinata di lavoro. Perché la barca al momento non affonda, ma è tuttora ben lontana da un approdo sicuro.
Cantù si è risvegliata ieri con la convinzione di aver salvato la sua storica squadra di basket da un fallimento annunciato.
Giusto. Ma non vero del tutto. I problemi restano. I soldi mancano. E il tempo stringe.
Angelo Passeri, giovane commercialista innamorato della palla a spicchi e dei colori canturini, ha diretto l’operazione salvataggio forzando la mano al patron russo Dmitry Gerasimenko. Lo ha fatto mettendo sul piatto i (pochi) soldi di Tutti Insieme Cantù e le (molte) relazioni costruite negli anni.
Così, alla fine, è riuscito ad apporre la firma sul contratto. Ben sapendo che si trattava soltanto di un primo passo.
Allora dottor Passeri, che cosa è successo lunedì sera?
«Abbiamo acquisito il 90% delle quote della società sportiva Pianella srl, la quale possiede sia il palazzetto di Cucciago sia la Pallacanestro Cantù».
Quanto è costata l’operazione?
«Preferirei non dirlo, anche se siamo vicini alle cifre di cui si è parlato in questi giorni» (circa 800mila euro, ndr).
Vi siete accollati anche i debiti della società?
«Sì, certamente».
E a quanto ammontano?
«Un milione e mezzo di euro, all’incirca».
Adesso che cosa succede?
«A breve potremo disporre della liquidità necessaria per garantire alla squadra la fine della stagione, poi si dovrà capire che cosa fare».
Quanto serve?
«Un milione di euro per pagare tutto il corrente, debiti esclusi ovviamente».
E poi? Qual è lo scenario più probabile?
«Le possibilità sono due: la cessione parziale o la cessione totale della società. Siamo in trattativa con il gruppo americano Southern Glazer’s Wine & Spirits. Non c’è niente di definito ma si sono detti disponibili».
Nelle ultime ore sembrava che vi fosse un rallentamento in questa direzione.
«I loro rappresentanti hanno confermato l’interesse all’acquisto, soltanto non vorrebbero essere predicatori nel deserto. Vorrebbero cioè avere soci o partner con cui collaborare».
È escluso che voi possiate gestire la squadra?
«Sì, per un campionato di medio livello servono da 4 a 5 milioni l’anno. Noi non siamo in grado di garantire cifre simili, serve una soluzione diversa».
Non avete i mezzi sufficienti?
«No. Tutti Insieme Cantù è una srl di azionariato popolare: ci sono 300 soci che tutti gli anni versano una quota variabile. Il minimo è 50 euro».
Che cosa ne fate di questi soldi?
«Nel corso degli anni sono stati utilizzati per sostenere la squadra».
Come?
«Attraverso sponsorizzazioni e con l’acquisto del 10% del pacchetto azionario della società».
Quanto avete in tutto dato alla Pallacanestro Cantù?
«Nei primi tre anni, 220mila euro. In pratica, quanto paga un main sponsor».
Dove avete trovato il milione di euro necessario per l’acquisto della società?
«Non è stato facile, dobbiamo ringraziare soprattutto Davide Marson».
Utilizzerete anche i proventi dell’accordo di sponsorizzazione con la società di Antonio Biella?
«No, quei fondi serviranno per la prossima stagione (Acqua S.Bernando ha sottoscritto un nuovo accordo di sponsorizzazione per almeno altri due anni, ndr)».
Lunedì scorso scadevano i termini per il pagamento degli stipendi arretrati. Ce la farete a evitare la penalizzazione?
«Da oggi (ieri per chi legge, ndr) decorrono 5 giorni lavorativi per pagare, anche se ci sono 2mila euro di multa al giorno. Stiamo sistemando i conti, ce la faremo».
A quanto ammontano questi arretrati?
«Qualche centinaio di migliaia di euro».
Dovete pagare anche gli arretrati per il palazzetto di Desio?
«Qualcosa è stato versato, nelle prossime settimane affronteremo anche questa situazione».

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