Un milione per i siti storici ma molti tesori sono ignoti

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Gioielli dimenticati
Tra le strutture da recuperare la rete dei rifugi antiaerei cittadini

La città di Como pullula di tesori d’arte e storia da scoprire, ma non ancora valorizzati o addirittura inaccessibili. Anche se all’orizzonte si profilano buone notizie: c’è un progetto per far arrivare in città un milione di euro per valorizzare siti di interesse culturale.
E sabato 5 ottobre finalmente aprirà al pubblico la Porta Pretoria, il parco archeologico nei sotterranei del liceo Teresa Ciceri, in largo Miglio, con i resti di quella che era la porta principale d’ingresso

alla città in epoca romana.
Ancora molto c’è da fare, però. Lo documenta il faticoso iter che ha portato – dopo dieci anni di lavori, ritardi e investimenti di decine di migliaia di euro – all’apertura al pubblico della “Porta” di epoca cesariana sotto il piano stradale e in parte ancora celata alla vista. In attesa di un totale recupero, che però richiederebbe investimenti ingentissimi, il progetto di restauro redatto dall’architetto Libero Cecchini finalmente vedrà la luce e lo si potrà ammirare in piccoli gruppi prenotati, di massimo 15 persone per motivi di accessibilità e sicurezza. Con il valore aggiunto di apparati multimediali e un “libro virtuale” da sfogliare come un iPad.
Intanto come detto si pongono le basi per un ingente finanziamento alla cultura. Un milione di euro per progetti di restauro di luoghi e monumenti «legati alle vicende storiche della Grande Guerra e alla memoria dei caduti, a cent’anni dall’inizio del conflitto». Destinatari: enti pubblici, associazioni e fondazioni che operano nel campo della conservazione del patrimonio lombardo. È il progetto di legge Commemorazione per il centenario della Prima Guerra Mondiale e valorizzazione del relativo patrimonio storico in Lombardia depositato in Regione dal Pd, firmatario il consigliere lariano Luca Gaffuri.
«Sul territorio comasco ci sono parecchi luoghi emblema del primo conflitto mondiale che potrebbero diventare testimonianza perpetua di quegli anni – commenta Gaffuri – Anzitutto, Como potrebbe procedere al restauro del Monumento ai Caduti di Giuseppe Terragni, che necessita interventi e potrebbe diventare meta di pellegrinaggio sulle orme della storia d’Italia».
Altro passo sarebbe «il recupero e la valorizzazione degli oltre 200 chilometri della Linea Cadorna, attraverso resti di trincee, cannoni abbandonati, fino alle cosiddette gallerie di mina di Brienno e Nobiallo».
Potrebbero rientrare nel novero dei siti interessati dal finanziamento anche il sentiero delle fortificazioni sul Bisbino, il Parco della Spina Verde e le raccolte di cimeli del Museo Civico di Como, nonché la Casa militare “Umberto I” di Turate.
Tra i tesori nascosti, sarebbero però da annoverare, aggiungiamo noi, anche i tunnel della Seconda Guerra Mondiale, esempi di architettura della guerra, di edilizia della paura: nel sottosuolo del capoluogo ce ne sono ben tredici. Uno famoso è situato in piazza Vittoria, lungo via Cattaneo. È una galleria che è stata scavata a quattro metri di profondità, a ridosso delle mura del capoluogo; il tunnel è alto e largo due metri e mezzo. Il rifugio era dotato, tra l’altro, di pronto soccorso e servizi igienici, inoltre era provvisto di uno scivolo per facilitare l’ingresso. Fu ideato soprattutto per offrire una protezione, in caso di bombardamento, alla gente che abitava in via Milano. Si ha poi un rifugio che va da via Balestra al cortile della scuole di via Perti, con volta a botte e il pavimento in cemento e dotato di panche: comodità rara, almeno in una struttura del genere. Altri rifugi erano in via Crispi e in via XXVII Maggio.
E tra le situazioni da recuperare in chiave turistico-culturale, il “caso” della ex chiesa di San Lazzaro in via Rimoldi, antico ospedale lariano per pellegrini ormai diroccato e di proprietà privata, e quello della Torre Gattoni di viale Carlo Cattaneo, dove riposano i resti di una vecchia centrale elettrica dell’Enel. Alla fine del Settecento ospitò il laboratorio di Alessandro Volta: di fatto è in stato di totale abbandono, in particolare da quando, nell’ottobre del 1978, la centrale ospitata al suo interno chiuse i battenti e traslocò. Di un progetto per rendere la torre visitabile si parla in Comune da una decina d’anni. Senza mai arrivare al dunque.

Nella foto:
Nei sotterranei di largo Miglio, da sabato saranno visitabili i resti di quella che era in epoca romana la porta d’ingresso alla città

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