UN MONDO DENTRO IL MONDO

VIAGGIO DALLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO AL LARIO
È un mondo dentro il mondo. O forse un mondo a parte. La stazione centrale di Milano, dopo la mezzanotte, si trasforma. Non rimane traccia dei fiumi di gente che si sono inseguiti per tutto il giorno. Nulla resta delle centinaia, migliaia di voci che si sono inseguite e cercate fino a poche ore prima. Ora gli orologi segnano le 0.10 di un venerdì notte come tanti. Sparuti gruppi di viaggiatori sono in attesa, sotto le immense volte dell’edificio.
Il piccolo mezzo guidato dall’addetto alle
pulizie si muove avanti e indietro lungo lo spazio che precede i binari. I numerosi schermi montati un po’ ovunque trasmettono a ripetizione sempre gli stessi spot: quello di una compagnia telefonica, un’agenzia che promuove viaggi in Egitto e una linea di abiti sportivi. La sequenza si ripete all’infinito.
In molti sguardi stanchi non è difficile leggere le conseguenze di un turno di lavoro appena finito. Ma sotto ai tabelloni degli orari si vede anche qualche coppia di innamorati che si abbraccia e si scambia un ultimo bacio. Sui display che annunciano i treni in partenza campeggia già l’indicazione: Milano – Chiasso, ore 00.39. Accanto all’orario compare anche l’indicazione del binario.
Un piccolo manipolo di viaggiatori si avvia al treno, composto da almeno una decina di vagoni. Si nota qualche coppia.
Ma la maggior parte delle persone che salgono sui vagoni sono sole. A parte le coppie, nessuno si siede vicino a nessuno.
Anzi: quando qualche altro passeggero, appena salito sul treno, apre le porte di un vagone, cerca rapidamente con lo sguardo il posto più lontano da quelli che sono già occupati. Il silenzio è completo, tra i sedili blu.
A tratti sembra di sentire un improvviso scoppio di risa. Ma è un suono lontano, appena percettibile. A intervalli regolari, dalla stazione giunge il trillo di un telefono. Sempre il solito spot.
È su questo treno che si sono consumati almeno sei aggressione ai danni di passeggeri. Scene violente, con coltelli puntati alla gola di donne sole. Molti casi avevano in comune la stessa dinamica: l’aggressore ha atteso che il treno si avvicinasse alla stazione di Carimate, o a quella di Cantù – Cermenate, ha aggredito le sue vittime e, appena il treno si è fermato in stazione, è sceso fuggendo nella notte.
Ore 0.39. Il convoglio si mette in moto.
Fuori dai finestrini scorre un nastro uniforme di buio. In lontananza, si scorgono talvolta le luci di qualche lampione, i fari delle poche auto ancora in circolazione.
Alcuni viaggiatori appoggiano la testa allo schienale, oppure contro il finestrino. Provano a dormire. Qualcuno gioca con il cellulare. Altri ascoltano musica da un lettore mp3.
La voglia di parlare è poca. Ma qualcuno accetta di confidarsi.
È il caso di Fabio e Monia, due giovani diretti a Desio. Sono seduti l’uno accanto all’altra in un vagone di cui, a parte un’altra coppia, sono gli unici occupanti.
«Prendiamo questo treno soltanto saltuariamente – afferma Fabio – Di norma, per tornare a casa prendiamo il treno svizzero delle 23.10, perché è più sicuro. Quel treno non ha carrozze divise, ma ha spazi aperti all’interno. Lo sguardo può muoversi libero. Qui non è la stessa cosa».
«Salire su questo treno è la soluzione estrema», prova a scherzare Monia, «per quando facciamo tardi».
In piedi, poco distante da una porta, nello spazio che divide le due metà di un vagone, un uomo legge un albo a fumetti.
È tranquillo. «Prendo sempre questo treno – sono le sue parole – Scendo a Monza e non ho mai avuto problemi. Anche perché, come vedete, i vagoni sono disabitati».
Ormai mancano pochi minuti alla una. Le stazioni si susseguono veloci: Sesto San Giovanni, Monza, Lissone.
Un ragazzo siede solitario con un pc portatile sulle gambe. Cappotto nero, pantaloni neri. Sul sedile accanto ha posato un cappello con la tesa. Nero anch’esso. «Ho letto la notizia sul sito di un quotidiano – dice, senza distogliere gli occhi dallo schermo del computer – Io però non ho mai assistito a simili episodi». Poi salva un file e finalmente allontana gli occhi dal video.
«Di certo – conclude, sorridendo – è meglio non addormentarsi e tenere gli occhi ben aperti. Specialmente se si viaggia soli».
Poi accade qualcosa. Un fatto che potrebbe spiegare alcuni retroscena delle aggressioni. Il treno ferma alla stazione di Desio. Poi riparte e, come previsto dalla corsa, dopo poco si ferma a Seregno.
A queste due stazioni scendono molti dei passeggeri che erano a bordo del convoglio. Nel tratto successivo, balza subito agli occhi che molti vagoni restano completamente vuoti. In alcuni rimane un solo viaggiatore. Non è difficile entrare nella testa dei delinquenti che hanno compiuto le rapine. Hanno atteso che il treno si svuotasse. Poi hanno forse compiuto una ricognizione. Capita sempre di imbattersi in un vagoni con un solo passeggero. Magari donna. E allora la mano corre al coltello.
Anche questa notte, mentre il treno viaggia da Seregno a Camnago-Lentate e poi a Carimate, su un vagone è rimasta una ragazza. Sola. Appena vede un uomo aprire lo sportello, estrae il cellulare e inizia a parlare con tono confidenziale e allegro. Le passiamo accanto e notiamo che il display del cellulare è spento. Viene il sospetto che non vi sia alcuna conversazione in corso. Lei finge di parlare, per scoraggiare lo sconosciuto. Ci si difende anche così.
Stazione di Carimate. Sosta. Ripartenza. È quasi l’una e venti.
Una donna, che indossa il giubbotto con il logo delle Ferrovie dello Stato, svolge tutte le operazioni necessarie per effettuare la fermata. Fornisce indicazioni con serena professionalità. Riesce anche a sorridere, nonostante l’ora. Il treno arriva a Cantù – Cermenate all’1.21, in perfetto orario, dopo 42 minuti di viaggio sul treno della paura.
Resta fermo per qualche istante. Poi riprende a scivolare sui binari fino a Chiasso. La stazione è immersa nel buio. Non si vede anima viva. Il treno, con i suoi finestrini illuminati, scompare alla vista. Si sente il rumore dello sferragliare che si allontana. Poi resta soltanto il silenzio.

Marco Proserpio

Nella foto:
Stazione centrale di Milano: qui, dopo mezzanotte, inizia il reportage sul treno teatro delle aggressioni

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