Un mondo di abiti e monili, Sul web il museo di Cotone

altSegni di appartenenza a una comunità, a un territorio, a un linguaggio. Carte d’identità individuali e collettive al tempo stesso. Sono la collezione etnica di Stefano Cotone, in procinto di tornare nell’India del Sud. Ande, Yunnan e Sud Est Asiatico e poi Etiopia, Anatolia, Uzbekistan e Afghanistan. Sono solo alcuni dei luoghi che ha visitato. Portando a casa stoffe, abiti, accessori, stole, fibule, cavigliere, orecchini e anche tappeti. Ne è nato un museo, diventato pure virtuale con l’apertura

di un’autentica “finestra” su quattro continenti, il sito Internet www.stefanocotone.eu, che è in continua espansione, finora con un centinaio di pezzi documentati, alcuni dei quali anche indossati nelle foto etnografiche che Cotone ha, volta per volta, dedicato ai precedenti proprietari.
Trasformare il corpo con ciò che si indossa è un chiaro atto di comunicazione, per Cotone. «È dal Neolitico che non ci vestiamo per difenderci dal freddo. L’invenzione della tessitura significa anche questo. Indumenti e accessori non sono strumenti esclusivi di protezione dal clima bensì assumono significati funzionali e simbolici – dice Stefano Cotone – Tutte le modalità di cura del proprio aspetto esteriore rispondono, infatti, a un innato bisogno di salvaguardare e affermare la propria individualità».
In questi documenti in cui l’artigianato e l’arte sono spesso la medesima cosa, ogni disegno ha un codice di lettura che rimanda a significati simbolici. «Le decorazioni possono essere usate per segnalare gli atteggiamenti verso gli altri, in particolare la disponibilità sessuale, la posizione di comando o di subordinazione», aggiunge il collezionista comasco.
Che, tra le molte chicche, annovera vari kimono giapponesi, un sari indiano di Benares che ha ormai oltre mezzo secolo, realizzato in seta finissima e tessuto a mano, un mantello dell’unica tribù dell’India caratterizzata dalla poliandria (una donna condivide più uomini). Più un abito femminile dell’etnia Rabari del Gujarat pieno di specchietti con funzione “antimalocchio”. Da meditare, nella sezione degli accessori, un braccialetto che contiene l’intero albero genealogico di una famiglia, e una collana del Rajasthan che incorpora la lama di un coltello, estraibile in caso di aggressione.

L.M.

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