Un museo macchina del tempo

Erba – Il percorso cronologico a ritroso attraverso le otto stanze della Villa Comunale di Crevenna è un tuffo nella storia millenaria del territorio
Non si tratterà certo del Musèe du Louvre di Parigi o del British Museum di Londra. Ma per quanto modesto, il  Museo Civico di Erba è una sorta di foro di serratura. Uno spiraglio a cui accostare l’occhio ed immergersi brevemente nella storia del Triangolo Lariano, dalla Preistoria al Rinascimento, passando per Età romana e Medioevo.

Un diorama di epoche che comincia appena si varca la soglia della Villa Comunale di Crevenna, sede del museo ormai dal 1977.  A pochi secondi di distanza dall’entrata nella villa, il primo pezzo di storia si para davanti allo sguardo del visitatore. Enormi massi avelli, massi erratici portati dalla spinta dei ghiacciai alpini, lavorati e scavati dall’uomo a mo’ di tombe, affiancano il profilo della scalinata del giardino.
Oltrepassati questi sepolcri risalenti alla penetrazione bizantina nella Penisola, si arriva all’entrata vera e propria del museo. Ad attendere la conservatrice museale  Barbara Cermesoni, guida al particolare percorso, strutturato attraverso le stanze da un reperto all’altro, particolare ed anticonvenzionale per il modo in cui la visita è concepita.
Si procede, ovviamente, per sezioni storiche collegate da un filo rosso anticronologico. Come un archeologo si trova ad affrontare uno scavo, passando dagli strati più recenti a quelli più antichi, così il visitatore scopre i reperti della collezione museale partendo dai pezzi settecenteschi più recenti per poi imbattersi in resti con datazione più antica, addirittura preistorica.
Si comincia quindi dalla sala dedicata all’età moderna.
Simboli del periodo sono lo stemma visconteo, l’affresco della Madonna del Latte tra San Rocco e San Sebastiano di Andrea de Magistris, strappato dall’ex Abbadia di Sant’Antonio, e il pulpito ligneo della chiesa di Sant’Eufemia di Incino. Al centro della sala, la mappa catastale (lunga diversi metri) del Ducato di Milano, risalente alla prima metà del 1700.
Proseguendo nel tour si giunge alla parte dedicata al Medioevo che vanta uno dei reperti più importanti del museo. Si tratta di due elementi dell’armamento di un guerriero longobardo: pugnale e spada in ferro nero. Quest’ultima costituisce un motivo di vanto soprattutto per l’unicità della decorazione ad agemina d’argento dell’elsa, senza eguali in Italia, se non per un esemplare simile custodito a Verona.
Dalla raffinata decorazione dell’arma bianca longobarda, si continua il viaggio a ritroso passando da reperto a reperto, grazie ai frammenti di storia che il museo offre.
Lo strato seguente in cui il visitatore-archeologo si imbatte in questa macchina del tempo ad otto sale, è quello romano e tardo antico. Si possono ammirare i corredi funebri rinvenuti in zone come Albavilla, Tavernerio e la stessa Erba, un’urna cineraria di marmo della chiesa di Sant’Eufemia, nonché tre armille, bracciali romani in bronzo ritrovati a Ponte Lambro.
La sala dedicata alla forte presenza romana sul nostro territorio chiude il periodo che gli studiosi chiamano “storia” per introdurci ai reperti delle prime popolazioni preistoriche, prima che la scrittura venisse inventata e alcun documento scritto fosse lasciato.
Si va da due tombe dell’Età del Bronzo, rinvenute nella zona di Canzo e trasportate in casseri di legno al museo, a tantissimi elementi in pietra come utensili e punte di freccia, risalenti ad un periodo compreso tra il Paleolitico e il Neolitico.
Inoltrandosi sempre più nelle sale del museo, si perdono progressivamente le tracce della presenza umana. Scompaiono gli artificialia, i manufatti umani, lasciando il posto ai naturalia. Artigli e denti di animali, fossili di ammoniti, addirittura una zampa di orso delle caverne del Buco del Piombo fanno la loro comparsa nelle teche a testimonianza del periodo in cui nel Triangolo Lariano l’uomo non era ancora la specie dominante.
Collaterale al percorso dalla particolare struttura v’è poi la sala delle collezioni private, lasciate in eredità al museo da diversi collezionisti erbesi. Ampolle, porta unguenti, utensili romani e greci.  Tra tutti questi piccoli tesori privati di provenienza misteriosa spiccano poi le parti di una mummia egizia giunta direttamente dal Cairo. Testa, mano e piede conservati gelosamente come i resti di uno dei pochi esemplari presenti sul territorio lombardo.
Quest’ultima sala del museo ricorda vagamente le famose wunderkammers – letteralmente “camere delle meraviglie” –  in cui facoltosi collezionisti, nel ’700, raccoglievano oggetti di ogni tipo in maniere eclettica e varia. E al termine del tour, si può intendere come anche il museo stesso sia una camera delle meraviglie. Ma sarebbe sbagliato – o quantomeno ingiusto – confondere la vezzosa moda settecentesca con la volontà del museo di aprire uno spiraglio sulla storia antica del nostro territorio.
In un certo qual modo, il museo stesso di Erba è una wunderkammer.  Una camera delle meraviglie, una macchina del tempo in otto stanze, un vero e proprio ritorno al passato. Una serie di reperti contenuta, ma estremamente utile a comprendere lo scorrere della storia del nostro territorio. Fondamentale per capire come il Comasco abbia una una storia millenaria, sia culla di civiltà preistoriche, territorio di frontiera per diversi popoli colonizzatori, spettatore della costruzione e dello sfascio di un impero, di dominazioni barbariche, del turbolento Medioevo e della rinascita conseguente. Insomma, si è in grado di rivivere più eventi di quanti si possa immaginare, anche spiando attraverso uno spiraglio aperto sulla storia.

Matteo Congregalli

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.