«Un nuovo lockdown sarebbe catastrofico». Le categorie compatte criticano la proposta

Lockdown Como

Lockdown totale o tante zone rosse, poco cambia. La preoccupazione che accomuna i cittadini e ancora di più gli operatori economici è quella di ripiombare, a breve, nel tunnel delle serrate totali e dei conseguenti problemi per far quadrare i conti, già molto in rosso.
E dopo quanto accaduto al settore degli impianti sciistici, non rasserenano le notizie che si rincorrono tra gli esperti, che vorrebbero bloccare di nuovo l’Italia, e la tendenza del Governo Draghi, che sembrerebbe intenzionato a prevedere zone rosse locali. Soprattutto dopo aver visto la gran folla a passeggio in centro a Como e nelle altre città italiane nel weekend scorso. Considerando anche il fatto che la Lombardia, fin da inizio pandemia, ha purtroppo quasi sempre mostrato i dati peggiori in termini di contagi.
Le categorie, allarmate, chiedono innanzitutto maggior chiarezza e un metodo di comunicazione più lineare e meno schizofrenico, specialmente quando si tratta di assumere decisioni che impattano sulla vita di migliaia di persone. Non usa giri di parole il presidente di Confartigianato Imprese, Roberto Galli, nel commentare una possibile, nuova chiusura. «Equivarrebbe a tagliare definitivamente le gambe alle imprese e all’economia – dice Galli – Necessario ovviamente preservare la salute ma bisogna capire la reale situazione. Ci sono imprese, le più fortunate, che seppur sotto regime riescono a lavorare ma altre, di dimensioni medio piccole, che avrebbero problemi immensi con un nuovo blocco. Stoppare tutto per venti giorni e poi ripartire avrebbe costi elevati e conseguenze nefaste. Abbiamo bisogno in questo momento di chiarezza e di governanti più connessi alla realtà». “Prima la salute” rappresenta ovviamente il giusto mantra che accomuna tutti ma che non può prescindere da un’attenta valutazione di quanto accade nella società. «Avverto un preoccupato ottimismo – dice il presidente di Confcommercio Como, Giovanni Ciceri – Il Governo in carica, nel quale abbiamo fiducia, deve essere chiaro e tempestivo nel comunicare le proprie decisioni. Ciò che produce gli effetti più negativi, come accaduto spesso in passato, è l’incertezza. E soprattutto è vitale avere presente che ormai più che di ristori, sarebbe meglio iniziare a parlare di indennizzi e risarcimenti. Questo perché la situazione di certi settori, basta citare il comparto del turismo invernale e quanto accaduto nelle ultime ore, ormai non è più sostenibile solo con i ristori».
E su un possibile lockdown si è espresso ieri mattina, sul canale La7, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, «Lockdown? Sì ma solo se sappiamo fare 8 milioni di vaccinazioni in 15 giorni. Altrimenti, cosa chiudiamo a fare? Pensiamo di fermare le varianti Covid se chiudiamo 15 giorni?». Pensiero condiviso anche da altri esponenti della categorie comasche.
«Il lockdown mi pare qualcosa di assolutamente al di fuori di ogni oggettiva valutazione medica – dice il segretario di Cna Lario e Brianza, Ivano Brambilla – Non mi sembra ci siano i numeri per un simile atto. La salute rimane la priorità, è ovvio, ma in questo momento una chiusura non farebbe che aggravare una realtà già molto compromessa, fatta di migliaia di famiglie in grave difficoltà. Noi ci atterremo a quanto verrà deciso ma chiediamo massima attenzione. E spingeremo per risarcimenti effettivi».
È infine categorico anche Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como. «Ci risiamo, quando i contagi risalgono anche di poco non hanno altre soluzioni che quella di chiudere tutto, non avendo ancora capito che ciò rappresenta la fine per molti lavoratori – spiega Casartelli – Sarebbe catastrofico e ingestibile. Si dovrebbe magari intervenire su orari, dilatandoli. Speriamo che il Governo, grazie anche al ministro Giorgetti, sia più attento alla realtà del Nord».

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