Un padre disperato e una relazione attesa da mesi

palazzo di giustizia como

Cosa c’è dietro ai proiettili esplosi sabato sera a Monte Olimpino

A pochi giorni dal drammatico episodio di cronaca di sabato scorso a Monte Olimpino, emerge sempre più (con il passare delle ore) il fatto di come per più volte si sia stati vicini alla tragedia e che solo per un miracolo (e il termine non è esagerato) non sia avvenuto nulla di irreparabile. Sia grazie all’intervento del commissario della Questura che è riuscito a fermare il papà disperato e armato di pistola che reclamava di vedere la figlia (tenuta in una cooperativa sociale), sia perché uno dei tre proiettili calibro 38 partiti comunque (accidentalmente) dalla pistola dell’uomo ha solo sfiorato la vena giugulare di un carabiniere intervenuto sul posto in supporto. Il militare, giovane padre di una figlia di appena 2 mesi, se l’è cavata con una prognosi di 10 giorni per la ferita al collo ma sarebbe bastata una traiettoria di qualche millimetro più spostata per aggiungere una nuova tragedia a un dramma familiare già in corso.

Perché all’origine di tutto c’è infatti l’infinito braccio di ferro tra un padre e il “mondo” per poter vedere la figlia di 9 anni.
«C’è in corso una separazione spinosa con la ex compagna – dice l’avvocato che assiste l’uomo, Giordano Freti, che ha seguito la vicenda con la collega Sonia Terraneo – Sul capo del padre era piovuta una denuncia per abusi assolutamente infondata e archiviata dalla Procura nel giro di un mese. Tanto era bastato per far partire la macchina dei servizi sociali». Il giudice civile ha nominato nei mesi scorsi un Ctu che dovrà pronunciarsi sulla vicenda che riguarda la coppia e sulla loro capacità genitoriale.
Una attesa infinita: l’incarico era stato affidato nel novembre del 2018, ma le proroghe si sono susseguite. «L’ultimo termine scadeva il 20 giugno – prosegue l’avvocato – Invece non è arrivata nemmeno una bozza di relazione. Il 20 luglio è arrivata però una nuova proroga».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è esplosa quando al padre (proprio sabato scorso) sono state negate le 6 ore di visita alla figlia, decisione anche in questo caso del Ctu. Il tutto a causa di una relazione fatta dalla cooperativa sociale dopo che l’uomo si era recato a Bellaria dove la figlia era in vacanza con la comunità in cui vive. «Si è sentito preso in giro e umiliato – prosegue l’avvocato – Non voleva sparare a qualcuno, è stato il gesto di un padre disperato».
L’uomo lunedì mattina è finito in Tribunale a Como, processato per il porto dell’arma. Arresto convalidato e udienza rinviata a settembre. Non gli vengono fatte altre contestazioni. Terminata l’udienza ha potuto far rientro a casa. «Siamo sempre in contatto – chiosa il legale – È molto provato per quanto accaduto».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.