Lettere

Un programma politico trasparente per un’amministrazione virtuosa

Tra pochi giorni si voterà per il nuovo sindaco della città di Como e si insedierà il nuovo consiglio comunale.
Elaborare un programma politico è occasione di autoformazione e di educazione alla comunanza. Anche una piccola città, parte di un territorio dalle molte potenzialità, ha a che fare con fenomeni che coinvolgono il mondo intero.
La globalizzazione, da una parte, impone la competizione. Lo sviluppo sostenibile, dall’altra parte, richiede la riterritorializzazione dei processi economici con il riavvicinamento tra produttori e consumatori (chilometro zero, accordi di programma). Qui il ruolo dell’amministrazione comunale può stare nella disponibilità messa in atto per favorire l’aggregazione della domanda per acquisti condivisi e nel sostenere il fare impresa in ambiti strategici come l’energia, l’agroalimentare, la gestione del territorio, la cultura.
Senza riferimenti alle continuità o alle fratture tra generazioni e senza termini di paragone, forse non si può spiegare un programma di buona amministrazione. La diffusione di imprenditorialità è fatto non soltanto economico, ma di cultura (cinema, moda, architettura, arte, mostre). Le profonde contraddizioni e l’ormai cronica disoccupazione ci rilevano la necessità di allargare la base degli investimenti, di creare la struttura che sostenga l’occupazione.
Va migliorato il rapporto tra sistema produttivo e strutture pubbliche: il primo non deve sopportare il peso del parassitismo (definibile come alti costi e improduttività). La civiltà economica moderna è una civiltà di massa, anche in una piccola città di provincia. Quando le cose vanno bene aumenta il benessere della massa, quando vanno male diminuisce. Allora è come dire che lo sviluppo verticale dei consumi di massa lascia molta gente ai margini e quest’area si amplifica in tempo di crisi estromettendo dal circuito economico sempre più persone, soprattutto le giovani generazioni.
I problemi sul tappeto sono economici, l’impegno politico e amministrativo va indirizzato qui. Il progressivo indebolimento della politica ha fatto scaturire posizioni estremistiche e avventuristiche che credono possibile il rovesciamento delle istituzioni. Il marxismo ha insegnato a esaminare storicamente e ad analizzare che cos’è una società per trarne poi le conseguenze.
Allora, non basta avere gli economisti, occorre avere anche chi interpreta politicamente gli economisti. Una buona maniera di intendere la politica è fare previsioni sullo sviluppo delle situazioni evitando per quanto possibile di esprimere desideri e speranze di parte. Anche una città è divisa in due zone: in una ci sono coloro che hanno un patrimonio, un reddito, un lavoro. Nell’altra, che bussa alla porta della prima, ci sono coloro che non hanno lavoro, disoccupati e categorie deboli. Un’amministrazione comunale non può dedicarsi soltanto alla prima zona. Nell’amarezza che scaturisce dall’osservare che non c’è, forse, la società che volevamo ci fosse, viene da chiedere ai due candidati sindaci che vanno al ballottaggio di indicare ai cittadini votanti almeno due cose: con chi vogliono accordarsi (apparentarsi) e la “squadra” di assessori e assessorati.
Guido Capizzi

12 maggio 2012

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