Un referendum per dare voce a chi abita in centro

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Dicono che i giorni subito dopo l’Epifania siano i più tristi dell’anno per quasi tutti gli abitanti del pianeta. Feste andate, mangiatone alle spalle, regali manco l’ombra, amici e parenti volatilizzati, ritorno al lavoro, neanche un ponte alle viste, zero vacanze fino a Pasqua: una miscela devastante, un mix depressivo, un cocktail di cattive notizie da far crollare la serotonina a chiunque. Ma c’è un’eccezione: i cittadini di Como, diciamo gli abitanti nella fascia dal Cosia al Lago festeggiano. Che cosa scusate? La libertà. Di poter finalmente uscire di casa a piedi senza mascherina e bombole di ossigeno, di poter andare fuori città in auto dopo le ore 16, di poter percorrere via Milano, di rivedere il proprio centro ed il proprio lago.

Se Dio vuole sono finite le Feste, e con esse luci, balocchi e intoppi, traffico, assalto ai negozi tipo forni manzoniani, ristoranti e pizzerie impraticabili, parcheggi inavvicinabili, casette e baite, mercati h12 7 giorni su 7, ed anche, non dimentichiamocene, ospedale cittadino irraggiungibile.

Ci sforziamo di riderci sopra, ma è stato un mese infernale per i cittadini della zona centrale di Como. Dal pomeriggio blindati in casa. Non si può più fare così. C’è gente che deve spostarsi per lavoro in qualunque fascia oraria, chi deve portare la spesa e farmaci ad anziani genitori, chi accompagnare figli in difficoltà, chi andare dal medico, e non tutti sono in grado di camminare 1-2 chilometri, che comunque sono stati percorsi, per chi l’ha fatto, in mezzo a concentrazioni di biossido d’azoto, Pm10 e ossido di carbonio ben oltre le soglie di legge, anzi più vicine alle camere a gas.

Un giorno si può fare, due giorni si può resistere, un mese no. L’amministrazione comunale dice che verrà fatto un bilancio. E che indicatori si andranno a misurare? Il fatturato di commercianti ed esercenti? Chi andrà a valutare i polmoni dei residenti? Chi potrà mai misurare il tempo perduto e con esso occasioni, impegni, appuntamenti, incontri, vita insomma? E a proposito di vita, chi e come ne misura la qualità?

Attenzione, non vuole essere (solo) la solita critica a chi ci amministra, ce n’è anche e soprattutto per gli utenti. Perché il primo weekend può succedere di non sapere e rimanere imbottigliati in via Dante o in Napoleona, ma il 20 o il 27 dicembre ed anche il 3 gennaio chi ha pensato di mettersi in macchina verso piazza Cavour è per forza di cose un masochista o qualcuno che a casa propria o in altro luogo deve stare veramente male, per accettare di stare in auto 2-3 ore a respirare il veleno, magari con i propri figli sul sedile posteriore.

Ma dai, chi può essere contro iniziative di commercio e gioia collettivi? I soliti gufi misantropi? Non so chi è più misantropo tra chi inquina limitando anche la libertà altrui e chi non vuole essere avvelenato.

Facciamo così, per l’anno prossimo organizziamo un bel referendum cittadino per vedere che cosa desiderano i residenti. Se non sui contenuti, almeno su forma e  modi.

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