UN RINASCIMENTO PER LA CITTÀ

di MARIO GUIDOTTI

Dalle lamentele alle proposte
È difficile e doloroso doverlo ammettere, ma viviamo un tempo di decadenza, economica, morale e anche civile. Lo vediamo a livello globale planetario, nazionale, ed anche purtroppo locale.
Passeggiare per Como, visitare i luoghi di Volta, abitare sulle rive del Lario non solo sta perdendo fascino, ma intristisce e talora può offrire esperienze pericolose.
Alla sciatteria si sta aggiungendo il degrado, anche in pieno centro. E allora viene il momento di dire basta. Parafrasando un’enunciazione

largamente usata ed abusata è ora di gridare insieme: “Noi non ci stiamo più”.
Allora basta lamentazioni, basta piagnistei, basta prefiche e tiriamo fuori la voce, ma soprattutto le idee. Non vogliamo dispensare false lusinghe, nè ottenere la benevolenza del lettore, ma il nostro territorio è pieno di risorse intellettuali, ed economiche per far risorgere la nostra città, ma che per timidezza, pessimismo e anche egoismo non producono più proposte.
Non possiamo continuare a immusonirci ogni volta che vediamo il lungolago ferito, l’area dell’ex-Ticosa ridotta a terra di nessuno, Camerlata malamente impacchettata, e via descrivendo il degrado urbanistico, senza fare niente. Nessun Dio ci ha condannati ad avere l’attuale Baden Powel, o una Ponte Chiasso come fosse appena emersa dai bombardamenti, o un passaggio a livello eternamente chiuso in centro città.
Qualcuna è già venuta alla luce, ma vogliamo altre idee. Che siano sostenibili ovviamente, percorribili, semplici, difendibili. Non l’albero della cuccagna. Ma possiamo ambire e desiderare una città migliore.
Non cadiamo poi nel precipizio della sfiducia economica, del credere che per realizzare le nostre idee, comunque, non ci saranno i mezzi economici necessari. Ve ne sono più di quanti pensiamo. Chi avrebbe detto qualche anno fa che sarebbe sorto in così poco tempo un nuovo ospedale dotato di ogni tecnologia moderna e avanzatissima? Che sarebbero stati assunti nuovi medici e operatori vari al Sant’Anna? E lo stesso vale per le altre opere, poche purtroppo, cresciute nonostante la crisi economica. I soldi ci sono, si tratta di indirizzarli nel giusto modo.
Ma operativamente come possiamo far camminare le nostre idee? Primo: dobbiamo condividerle. Il collega, il vicino di casa, il club, il giornale, il quotidiano, la Tv. I media non aspettano altro che mozioni, idee, articoli, lettere, progetti. Basta lamenti, vogliamo pensieri costruttivi e comportamenti assertivi. Certo che è difficile, è molto più facile prendersela con gli altri, con i politici… Facciamo invece brainstorming, svegliamo e tempestiamo di proposte i nostri amministratori che troppo spesso paiono tirare a campare. Ma vi prego: nessuna commissione, nessuna cabina di regia, soltanto pensieri che salgano dal basso, dalla cittadinanza a chi governa. Non diamo loro alibi, stiamo loro addosso in modo propositivo.
Arte, edilizia, urbanistica, sanità, imprenditoria, professioni, estetica, arredo urbano, chi sa mai che non si possa innescare un rinascimento cittadino e da qui, con effetto domino, una voglia di ripresa, di riemersione da un torpore civile che dura ormai da troppo.
Se non ci vogliamo abbastanza bene da metterlo in essere per noi, ripensiamo almeno la città che lasceremo ai nostri figli.

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