UN RING PERMANENTE SGUAIATO E VOLGARE

di EMANUELE CASO

Il capoluogo merita altro
Nessuno ha mai chiesto che la Grande Politica trovi spazio ogni settimana nell’aula del consiglio comunale a Palazzo Cernezzi.
Un po’ per sano realismo – è la giunta, oggi, ad avere il potere vero in un Comune – un po’ perché spulciando la storia di alcuni eletti di vecchia data o verificando sul campo le idee geniali delle nuove leve, viene spontaneo mettere in cima alla propria lista dei desideri qualche tombino, i cestini dell’immondizia e poco più.
Eppure, a voler essere onesti

(e certamente impietosi) non si dovrebbe imputare soltanto agli eletti lo sguaiato, inconcludente e volgare susseguirsi di consigli comunali inutili.
Il motivo è presto detto: è il voto popolare ad aver “riempito” la massima assemblea del capoluogo di determinati personaggi (anche se, dal 2007 a oggi, il consiglio comunale cittadino, a causa di rimpasti a rotazione e faide assortite, ha cambiato volto).
Fatte tutte queste premesse, in buona parte doverose, restano alcune criticità strutturali impossibili da tacere. Partendo dalla prima: il mancato rispetto delle istituzioni che si manifesta con ossessiva continuità e che prescinde dall’essere statisti in pectore o peones nell’animo.
Il consiglio comunale – per il fatto stesso di racchiudere la storia civica, politica e sociale della città – non merita di essere trasformato in un ring permanente dove esercitare l’arte dell’insulto, della provocazione più bassa e scurrile, quando non del dileggio reciproco.
Nessuno chiede che i nostri rappresentanti delineino il futuro di Como in latino vestendo in smoking e ghette. Ma ridursi – e, ripetiamo, ridurre l’istituzione – al maleodorante night club dove in abiti (morali, soprattutto) si parla di donnacce, motori e barzellette sporche con toni grevi e offensivi, forse è davvero troppo.

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