UN SILENZIO ASSORDANTE

di MAURO PEVERELLI
Il futuro del Calcio Como

L’estate sul Lario, per chi ha la sventura di essere tifoso del Como, si tinge puntualmente di colori unici. Il più delle volte, purtroppo, tetri. Sul “palco” di via Sinigaglia sfilano personaggi indimenticabili. Si pensava che con l’arrivo di Antonio Di Bari e Amilcare Rivetti, la musica fosse cambiata, cancellando ricordi e incubi del passato. Poi, a cavallo tra maggio e giugno, sulla sedia della sala azzurra dello stadio s’è seduto Raffaele Ciuccariello, con l’effetto immediato di rivalutare
tutto ciò che faceva parte del ”prima”. Post scriptum immediato: noi, di quella vicenda, quella di Ciuccariello, vogliamo ancora capire molte cose. Spiegazioni attese dal presidente Di Bari, che del resto le promise per l’indomani dell’iscrizione al campionato (ovvero il 30 giugno), ma che ad oggi non sono ancora giunte.
Domande che ribadiamo: chi garantì per don Raffaele, visto che bastava bussare alla porta della Camera di Commercio – una cosa non impossibile da fare – per conoscere molti dettagli del personaggio in questione? Come mai nessuno dei soci fu informato dell’affare, tanto meno Rivetti, che è “solo” il vicepresidente? Perché ancora oggi non si sa nulla di quel fantomatico preliminare di acquisto del club? E soprattutto, è stata intrapresa una qualsiasi azione per tutelarsi dopo il naufragio della trattativa? Francamente non confidiamo di avere le risposte, nè oggi nè mai. A preoccupare è tuttavia la situazione generale. Perché la mossa nascosta della “vendita” del Como, compiuta da Di Bari a inizio giugno, e la surreale conferenza stampa terminata con fiumi di spumante sotto l’occhio vigile delle guardie del corpo di Ciuccariello, ma con il viso corrucciato di chi non approvava quanto stava avvenendo (vero Rivetti?) nasconde un problema più grande che si ripercuote sulla quotidianità del club lariano.
Stiamo parlando della voglia di Di Bari di disimpegnarsi.
Il presidente non l’ha mai ammesso e nemmeno lo farà. Ma le tracce lasciate sulla sabbia dalle sue mosse segnano un percorso ben definito. Confermato pure, del resto, dagli indizi portati da un mercato estivo condotto in super economia, che parlano di giocatori (di qualità, parrebbe) presi o da prendere dando in cambio, spesso, poco più di una stretta di mano e di almeno altri cinque tasselli (non sono pochi, a 20 giorni dal campionato) da inserire nel mosaico. Insomma, la promessa della serie B fatta qualche anno fa pare lontana anni luce, anche e soprattutto perché sembra venire meno la voglia di investire nel Como. Oggi ci si limita a fare il possibile per contenere i buchi di bilancio, che tra l’altro sono al momento pesanti. Ma allora la domanda è inevitabile: perché, come ci risulta, giocare al rialzo ogni volta che un possibile acquirente si siede al tavolo della trattativa? E come è possibile valutare il Como – secondo le stesse indiscrezioni – più di due milioni di euro, cioè una cifra assolutamente fuori mercato? La botte piena e la moglie ubriaca sono il sogno di tutti. Anche, evidentemente, di Di Bari. Ma forse è l’ora di tornare sulla terra. Per non rovinare un curriculum che ad oggi è comunque di prestigio, con una doppia promozione dalla D alla C1 e una salvezza ottenuta con merito. Se tutto quello che abbiamo scritto fosse invece una panzana, tanto meglio. Vorrà dire che tra un anno, festeggiando la promozione in B, chiederemo scusa a tutti. E ovviamente speriamo di farlo.

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