Un sogno di rinascita: l’ex Tintostamperia Val Mulini

Una installazione all'ex Tintostamperia Val Mulini

Il 4 settembre lo spettacolo teatrale “Olivetti” apre gli eventi nell’area industriale dismessa

Una parte già demolita, una parte progettata come destinazione abitativa e un’altra ancora (centinaia di metri quadri) un futuro spazio per l’arte e lo spettacolo.
Così “Consorzio Abitare”, insieme con Confcooperative, immagina l’ex Tintostamperia Val Mulini di Como, un complesso che ha una lunga storia imprenditoriale alle spalle – fu costruita nel 1947 lungo le rive del Fiume Aperto e rimase in attività fino agli inizi degli anni Ottanta – che dopo un abbandono decennale potrebbe assurgere a esempio di rigenerazione urbana a Como, una “anti Ticosa” ubicata sotto il ponte della ferrovia e a ridosso della Napoleona.
Gli immensi spazi del complesso sono stati ripuliti e sgomberati quasi del tutto e ora attendono finanziamenti che possano rendere il sogno una realtà. Per far conoscere le immense potenzialità del luogo è partita “Gener-Azioni. Azioni temporanee alla Tintostamperia Val Mulini di Como”, una serie di appuntamenti per riappropriarsi degli spazi abbandonati nel segno della cultura, eventi promossi da Consorzio Abitare diretto da Bruno Rampoldi.
Intanto, negli ampi spazi del primo piano del complesso principale, i ragazzi di “CoCo” – collettivo di giovani artisti ComoContemporanea formato da Marco Brugnera, Elisa Diaferia, Viola Morini, Vittoria Toscana, Eva Vallania e Giulia Wetter – hanno creato installazioni di arte contemporanea, riutilizzando materiali ritrovati sul posto e allestendo un atelier in uno dei locali dell’ex tintostamperia.
Il fotografo comasco Gin Angri ha inoltre esposto una serie di 60 immagini in bianco e nero che interpretano, con occhio critico e con un punto di vista speciale, la Tintostamperia Val Mulini e le aree limitrofe nelle sue dinamiche di sviluppo recenti. “Sotto il Ponte”, questo il titolo dell’itinerario fotografico, documenta l’abbandono di aree urbane ma anche le storie che vi germinano. Come nel vicino Pastificio Castelli, dove un progetto recente, realizzato sempre dal Consorzio Abitare, ha permesso il riscatto dal degrado di un luogo altrettanto speciale.
La rassegna teatrale
Il 4 settembre, alle 19.30, partirà una rassegna teatrale: 5 spettacoli fino al 18 settembre che avranno come scenografia proprio gli spazi dell’ex Tintostamperia. Ad aprire la serie sarà uno spettacolo “Camillo Olivetti – Alle radici di un sogno” di Laura Curino e Raffaele Vacis, dedicato a Camillo Olivetti, l’imprenditore che, agli inizi del Novecento, fondò la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Una scelta simbolica per uno spazio che ha grandi sogni e grandi ambizioni.
Scrive Laura Curino nelle note di regia parole che ben si attagliano al contesto: «E del resto la dimenticanza sembrava caduta in tutta Italia: chi parlava più di fabbriche belle, di città a misura d’uomo, di rispetto del territorio, di tecnologia al servizio del benessere? Chi si ricordava di un luogo dove pittori, artisti, poeti dirigevano un’azienda? Chi citava più un uomo, Adriano Olivetti, che aveva chiamato Le Corbusier per creare le case per gli operai, che costruiva fabbriche fra gli alberi, che aveva inventato l’urbanistica, il design, la psicologia del lavoro? Dov’era la sua casa editrice, che dopo la guerra pubblicò i testi di filosofia, psicologia, sociologia, architettura, fino ad allora proibiti dal fascismo? Chi aveva inventato la fabbrica che diventò la dimostrazione vivente, sana, solida e redditizia del fatto che il lavoro in fabbrica può non essere sinonimo di alienazione, inquinamento, malattia?».
«Il mio lavoro su Olivetti – auspica Laura Curino – è un tentativo di rispondere a queste domande, sollecitare la memoria».
Una memoria che può farsi fondamenta di una sfida di autentica rigenerazione urbana, anche a Como.

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1 Commento

  • Mario Butti , 2 Settembre 2021 @ 16:10

    A mio parere non si tratta della realizzazione di un sogno, ma solo nascondere la tristezza della tragica dipartita del distretto tessile comasco che negli ultimi 30 anni è morto nella totale indifferenza della politica nazionale ed europea. Eppure ancora oggi le persone si vestono… ma evidentemente si preferisce far lavorare per questo altre nazioni.

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