Un successo il tour tra i postriboli comaschi

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La Como nascosta
Ieri la visita guidata agli antichi luoghi di malaffare di inizio secolo scorso

Una Como licenziosa è andata in scena ieri pomeriggio, sotto gli occhi dei curiosi partecipanti. L’altro volto della città perbenista e benpensante è stato sviscerato nel corso di una visita guidata agli antichi luoghi di malaffare e a quanto resta dei postriboli di inizio secolo scorso.
Organizzato dall’associazione “Guide e Accompagnatori turistici di Como e provincia” e ispirato alla recente pubblicazione di Cristina Fontana Como a luci rosse. La prostituzione dall’epoca romana ai

giorni nostri (Attilio Sampietro editore, pp. 254, euro 22), il tour si è snodato tra vie e vicoli del centro storico, patria della suburra cittadina da dieci secoli.
Punto di partenza il primo postribolo lariano, quello risalente al XV secolo e innalzato a difesa degli onesti costumi delle donne perbene nei pressi dell’attuale chiesa di San Provino. Prima del 1465, infatti, la convalle era priva di una struttura regolamentata e le meretrici erratiche esercitavano in contrada di Porta Nuova, l’area dell’attuale via Cadorna, e nei pressi di Porta Torre, dove era citato un “locus lupanarius”.
Da lì ci si è addentrati nel vicolo Duomo, compiendo un salto cronologico di quasi cinque secoli, che dimostra, però, come i luoghi di piacere non si siano mai spostati troppo nel corso degli anni. Qui, prima della dismissione delle case chiuse, il 20 settembre 1958, in seguito all’entrata in vigore della legge Merlin, erano vivi ben due lupanari, frequentati da clientela giovane e poco facoltosa.
Poco distante sia nello spazio sia nel tempo, nell’area dell’attuale piazza Gobetti, sorgeva a fine Ottocento la casa di tolleranza di una ex prostituta in carriera di nome Teresa, recalcitrante alle norme e più volte sottrattasi alle visite mediche obbligatorie, che riuscì a dar vita ad una vera e propria azienda di famiglia. Nella gestione del locale subentrerà dal 1875, infatti, la figlia Agostina.
Per chi non ha mai nascosto di aver frequentato i lupanari cittadini, il “Dollaro” di via Volpi è stato un piacevole tuffo nei ricordi. Il gradino consumato all’ingresso testimonia il cospicuo numero dei suoi frequentatori di estrazione elevata, che ricordano ancora l’imponente scalone da dove scendevano le eleganti signorine ricoperte di veli e piume.
Di fronte a un malcostume così diffuso, però, la città di Como non è stata a guardare. Grazie anche a un lascito testamentario, alla fine del Seicento, venne istituito il Luogo Pio del Soccorso, nei locali attigui alla chiesa di Sant’Eusebio, dove erano accolte donne pericolanti ed erano respinte, a differenza di altre città, “donne vecchie lasciate dal peccato prima che esse l’abbandonassero”, così come scrisse il testatore Giovanni Lavizzari.
Un volto diverso del Lario, insomma, è quello emerso ieri, quando miseria e disperazione erano gli unici ingredienti di una vita vissuta in modo umiliante e degradante, alla quale si poteva essere spinti anche dai propri genitori. Non mancano a tal proposito documenti archivistici citati nel libro, che attestano l’immoralità di madri alacri nell’indurre le figlie al vizio, talvolta anche senza condizioni di indigenza.

Nella foto:
A sinistra, il “Dollaro” al numero 7 di via Volpi. Sotto, il Luogo Pio del Soccorso, nei locali attigui alla chiesa di Sant’Eusebio

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