Cultura e spettacoli

Un teatro al verde

altLa crisi del Licinium. Le reazioni della cultura lariana dopo le dimissioni dei vertici dell’Accademia che ha guidato per vent’anni le sorti della struttura all’aperto
Si farà sentire a lungo l’eco della tempesta che si è scatenata su Erba. Le dimissioni dei vertici dell’Accademia dei Licini, che per vent’anni dal 1993 ha diretto il Teatro all’aperto Licinium, lasciano sgomento il mondo culturale. Ma la decisione della presidente Luisa Rovida De Santis e del direttore artistico John Pascoe, dopo una sofferta riflessione sulla mancanza di fondi e di prospettive, è insindacabile. Sono «venute meno le condizioni minime per continuare ad operare». Tradotto, vuol dire mancanza di fondi sufficienti a tenere in piedi un’impresa onerosa, da oltre 100mila euro a stagione. Con quasi metà budget destinato al service e alla logistica, dato che il teatro (nella foto) non ha strutture e impianti semipermanenti e neanche sedie fisse, ed è privo di recinzione e pertanto a rischio vandalismi.

Al centro della questione c’è la consapevolezza, amarissima, che oggi, con la crisi imperante, è impossibile dar corpo al progetto “Erba città di Shakespeare”, sottoscritto anche dal Comune, e che pure aveva portato il Licinium – dal 2010 votato completamente al repertorio drammaturgico del bardo inglese – nel novero della Shakespeare Theatre Association (Sta), la prestigiosa associazione americana che riunisce i 120 maggiori teatri shakespeariani nel mondo.
Adesso la stagione 2014 (che avrebbe dovuto ospitare Il mercante di Venezia) è cancellata. E come detto, anche se qualcosa dietro le quinte informalmente pare muoversi perché il Licinium ospiti di nuovo eventi e spettacoli, la realtà è che Erba è vedova di un teatro storico.
«Mi addolora molto la notizia – dice Barbara Minghetti, presidente del Teatro Sociale di Como, che con il festival estivo all’aperto nell’Arena di via Bellini ha ben presenti le difficoltà logistiche ed economiche di una struttura sotto le stelle – Il Licinium è un teatro bellissimo il cui festival ha proposto spettacoli d’alto livello. Al Sociale abbiamo sempre evitato di proporre titoli legati al “teatro di parola”, ben sapendo che era già attiva la realtà erbese. Mi auguro che cambino le condizioni che hanno portato a una decisione tanto drammatica».
A Erba non sono bastati l’entusiasmo (si stavano tra l’altro progettando sovratitoli in inglese con i testi in originale, per il pubblico dell’Expo) e neanche l’energia tipica di chi fa volontariato e getta il cuore oltre l’ostacolo. Si doveva montare luci e impianti ogni sera. Gli attori provavano anche 15 ore al giorno, con 40 gradi all’ombra o nell’imminenza di un temporale estivo, pronto a travolgere gli attori nei camerini. E prima di ogni replica si doveva pulire il prato dai regalini dei cani e talvolta anche degli umani. E mettere al sicuro le bevande del bar, dato che l’area è priva di recinzione. A conti fatti, però, il sipario è calato perché l’onere economico non è stato più sostenibile.
«Ricordo ancora l’emozione negli occhi degli spettatori, quando ho debuttato nel ruolo della Madonna nella Passione di Cristo. Era il 2000, a 45 anni dalla prima rappresentazione proprio al Licinium di quel dramma – dice commossa l’attrice Rosanna Pirovano – Adesso il Licinium è ridotto al silenzio, per la retromarcia innestata dai finanziatori».
Al Licinium Rosanna ha recitato nei panni della nutrice in Romeo e Giulietta, poi è stata Madama Pace nei Sei personaggi pirandelliani. «Su quel palcoscenico ti sentivi arrivato – dice – E lo dobbiamo soprattutto al compianto regista Gianlorenzo Brambilla. Adesso ci sentiamo mancare la terra sotto i piedi».
Anche Marco Ballerini si dice «basito»: l’attore lariano ha lavorato dieci anni al Licinium, iniziando con Sogno di una notte di mezza estate, e poi Cyrano, Bisbetica domata e Otello nel ruolo principale, La Tempesta e Faust. «Qui ho vissuto estati magnifiche: un teatro magico dove sono nate opere d’arte uniche».
Di altra opinione il giornalista erbese Emilio Magni, profondo conoscitore della realtà locale: «Per me al Licinium hanno voluto volare troppo in alto, dedicandosi solo a Shakespeare, che è assai difficile interpretare. Sarebbe stato meglio, forse, volare basso. Con spettacoli più popolari».

Lorenzo Morandotti

14 Maggio 2014

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