Un teatro pulsante aperto all’Europa

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Barbara Minghetti: «All’Arena si è raccolto un successo al di là delle aspettative. Ma occorre un tavolo per concretizzare un’occasione che ha enormi potenziali»

Sarà un caso, ma ai vertici del casting, della segreteria artistica, della produzione, dell’ufficio stampa, dell’ufficio marketing, dell’amministrazione e di altre posizioni strategiche del bicentenario Teatro Sociale di Como, troviamo un esercito di soldatesse. E a guidarle non poteva non esserci un’altra donna, Barbara Minghetti, una regina di ferro che in pochi anni, da quando ha preso il timone dello storico palco, lo ha condotto verso mete prestigiose.
Il nobile “vascello” di piazza Verdi è un raro esempio di come

le quote rosa, salite al potere, stiano gestendo con caparbietà tutta femminile un’impresa vincente. Ultima conquista, su ordine del  “generale” Francesco Peronese, presidente della Società dei Palchettisti, è quella che ha riconsegnato alla città la storica Arena. Così, mentre la “Grande Mostra” di Villa Olmo resterà alla memoria come una sorta di Waterloo lariana, i “Carmina Burana” li ricorderemo invece con la stessa enfasi della presa della Bastiglia. E  l’esempio non è casuale, perché la riconquista dell’Arena di via Bellini è avvenuta con il rivoluzionario coinvolgimento di tutta la città di Como.
Minghetti non nasconde la sua personale soddisfazione: «Quando ho iniziato a lavorare a questo progetto non pensavo a una risposta di questo tipo, che anche umanamente è andata ben oltre le aspettative. L’obiettivo di questo lavoro era che diventasse la cifra della nostra produzione, di suo già incentrata su partecipazione, condivisione, education. Insomma un grande successo. La stampa e i social ci hanno sostenuto moltissimo. Questo consenso, che trovo perfino esagerato, in qualche modo mostra però la debolezza di una città non abituata a questi eventi. Ma resta una grande soddisfazione anche per gli elogi a livello artistico arrivati dai melomani milanesi che non conoscevano il progetto».
Non le piace che il teatro venga indicato come il faro culturale della città?
«È un compito che non ci spetta. Noi dobbiamo fare parte di un progetto ampio al quale ancora manca un indirizzo forte. Noi possiamo essere un motore, possiamo collaborare con eventi importanti come il Lake Como Film Festival, ma occorre una regia dall’alto».
Altrimenti il pubblico non sempre risponde come dovrebbe.
«Appunto. Paghiamo pegno perché il territorio non è in grado di attrarre pubblico da fuori, di proporsi unito per vendersi bene».
Paragonare Como a Portofino o Saint Moritz è forviante?
«Assolutamente. Noi dobbiamo pensare a città simili alla nostra, in Italia e in Europa. Però, con la Camera di Commercio e con Villa Erba, qualcosa si sta muovendo per la promozione del Lario».
La riapertura dell’Arena è stata una scommessa vincente.
«Ci è dispiaciuto lasciare Villa Olmo, ma se il progetto del “teatro pulsante” andrà avanti noi ci saremo. L’Arena ha funzionato bene da tutti i punti di vista e i dati del nostro sondaggio on-line dicono chiaramente che il pubblico ha gradito. Spero che questa location venga sfruttata dalla città, ma occorre investire».
L’Expo 2015 è dietro l’angolo.
«Anche qui, noi da soli non possiamo fare molto, non avrebbe nemmeno senso. Occorre un tavolo per concretizzare un’occasione che ha enormi potenziali».
Intanto, a settembre riparte la nuova stagione del Sociale.
«Per i 200 anni abbiamo investito su un “Otello” che avrà un cast di rilievo. Rimanere all’interno dei circuiti lirici, mantenere i contatti europei, fare parte del calendario della prosa di prestigio restano per noi obiettivi fondamentali».
I teatri sono in crisi.
«Riccardo Muti, a ragione, si è arrabbiato molto per i continui tagli alla cultura. Va ripensato tutto per capire come investire e salvare un sistema che sta facendo enormi sacrifici. I  “Carmina Burana” sono stati anche un’occasione sociale importante per condividere emozioni in  un momento così difficile».
Si può restituire all’arte la Casa del Fascio?
«È una realtà della città che se fosse recuperata per funzioni più consone chiuderebbe un cerchio d’arte storico. Mi auguro che si avvii in questo senso un progetto serio».

Nella foto:
Nella foto, la splendida scenografia dei “Carmina Burana”, lo spettacolo allestito nell’Arena del Teatro Sociale di Como (foto Fkd)

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