Un tintinnio di monetina può avere suono di allarme

Parole come pietre di Marco Guggiari
La passione per i frutti e per i numeri, in questo caso, non ha niente a che vedere con la sana alimentazione e con la matematica. Frutti colorati e numeri sono tra le combinazioni di figure che possono regalare vincite alle slot machine, non più retaggio esclusivo dei casinò e presenti in quasi tutti i bar.
Como, inaspettatamente, detiene uno strano record. Dopo Pavia, è la provincia in cui quest’anno si è giocato di più alle macchinette mangiasoldi. I cultori del genere hanno speso qualcosa
come 629 milioni di euro. Per avere una pietra di paragone, l’altro giorno è stato comunicato che il fondo diocesano per le famiglie in difficoltà, in diciannove mesi, ha raccolto 590mila euro. Meno dello 0,1% della prima cifra.
Il punto però non è questo. Incuriosisce capire perché proprio qui (ed esclusa, ovviamente, la casa da gioco di Campione) si registri questo picco di giocate, con una spesa doppia rispetto alla media italiana. Perché svettiamo – si fa per dire – in questo àmbito e non in altri tipi di lotterie e scommesse nelle quali, invece, siamo sotto la media? Il mancato coinvolgimento in tutti i tipi di azzardo fa dire che la risposta non è: «Perché siamo più ricchi». Altrimenti ci sveneremmo anche con schedine di vario genere. Nè ci è peculiare quel tipo di “divertimento”: ripetitivo, ossessivo, compulsivo direbbero gli psicologi.
Difficile, quindi, un responso. Ipotizziamo però quello del senso di vuoto, forse più profondo che altrove, proprio perché stiamo meglio. Paradossalmente, la crisi di soldi, di lavoro, di prospettive, di ideali, ha disilluso e colpito più duro sul piano delle reazioni individuali. Il tintinnio della monetina e il rumore delle slot hanno allora suono di allarme.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.