Un uomo di mare innamorato del lago: Como nel ricordo di Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

«Ho un ricordo molto bello del Lago di Como, sul quale ho anche navigato. Naturalmente sono un uomo di mare, ma trovo che il vostro lago sia stupendo, veramente. Al di là del fatto che il signor Manzoni ha lavorato il più possibile per renderlo popolare».

Andrea Camilleri, intervistato nel marzo del 2009 su Etv durante una puntata del Dariosauro, rispose così alla domanda di rito sul suo rapporto con Como. Aggiungendo «con orgoglio» di essere «almeno a Roma, il presentatore ufficiale dei libri di Andrea Vitali».

Nel giorno in cui tutto il Paese celebra lo scrittore siciliano scomparso a quasi 94 anni (li avrebbe compiuti il 6 settembre), il nostro ricordo è ancorato a quella intervista, nella quale Camilleri parlò di molte cose.

Di Luigi Pirandello, ad esempio, e del suo tormentato amore per Marta Abba, che toccò il culmine proprio sulle sponde lariane. «Di questo episodio non ho mai scritto in modo voluto, ho letto tutto l’epistolario pubblicato nei Meridiani ma sinceramente mi è parso un argomento difficile da affrontare. Il dramma dei sentimenti, soprattutto in un uomo chiuso e riservato come Pirandello, mi ha spinto a non parlarne per rispetto».

A Pirandello, cui dedicò anche una Biografia del figlio cambiato, Camilleri si aggrappava per giustificare il suo stile. Fu infatti il premio Nobel agrigentino a dire che «la lingua esprime i concetti ma il dialetto manifesta i sentimenti. Lei capisce che per me è stato come avere una meravigliosa pezza d’appoggio – disse lo scrittore nell’intervista a Etv – una magnifica giustificazione».
Seppure, con «una disperata presunzione», Camilleri volle «farsi ascoltare» con la sua voce. «Credo che la faccenda del dialetto sia complessa – aggiunse – Anche Vitali non manca ogni tanto di infilare dentro il suo italiano molto bello qualche termine dialettale. Per noi che abbiamo questa ricchezza dei dialetti, non sfruttarli è veramente un delitto».

L’universo letterario di Andrea Camilleri scrittore era sicuramente circoscritto alla Sicilia, ma il mondo dell’uomo Andrea Camilleri fu molto più ampio. E comprese per lungo tempo anche il Nord del Paese. «Milano, Torino, Trieste sono tutte città in cui ho lavorato, in televisione o alla radio, facendo il regista o il produttore. Mesi e mesi di permanenza. Se faccio la somma dei giorni trascorsi al Nord arrivo a due-tre anni. Sono siciliano ma sono anche molto italiano: sinceramente, nell’animo. Per me andare dal Sud al Nord era sempre come stare a casa mia, magari con piccole regole diverse da osservare, ma non ho mai provato sentimenti di estraneità, sentimenti diversi da quelli che avevo mentre stavo nella mia terra».

Infine, Salvo Montalbano. Il suo inevitabile alter ego. Al quale rimarrà legato per sempre.

«Sinceramente, spiegarsi il successo di Montalbano è veramente difficile – disse Camilleri al termine della chiacchierata su Etv – credo di essere riuscito inconsciamente, senza volerlo, a centrare il personaggio, cioè a creare un poliziotto che fa rispettare la legge ma che nello stesso tempo ha un senso critico verso la giustizia, è insofferente con i suoi superiori anche se fa sino in fondo il suo dovere; insomma, un non-eroe, che ciascuno di noi potrebbe tranquillamente invitare a cena. Forse è questa sua familiarità, o quotidianità, che ne ha decretato il successo. In fondo, a ragionarci bene, è la stessa normalità assoluta che caratterizzava il Maigret di Georges Simenon».

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