Una barriera alta 2 metri e 20. «Ma erano anche altri tempi»

Il progettista
«Il progetto di una cancellata per salvaguardare il Monumento ai Caduti? E come potrei dimenticarlo?». Pietro Cinquesanti nel 1995 era già in predicato di lasciare il suo incarico di dirigente comunale per iniziare la carriera politica. «Alessio Butti è stato il mio ultimo assessore da capo dell’ufficio tecnico di Palazzo Cernezzi. Ricordo con rimpianto quel periodo di collaborazione – dice Cinquesanti – Sia io sia Butti siamo due decisionisti e le cose venivano realizzate, i problemi risolti».
Di quel progetto
 per la salvaguardia del Monumento che si affaccia sul primo bacino nell’area razionalista di Como non se ne fece però nulla. Ricorda i particolari della cancellata.
«Certo – risponde l’ex assessore ai Lavori pubblici di Villa Saporiti – la barriera raggiungeva i due metri e venti centimetri, ma si trattava di una palizzata a scomparsa. Tutto si impacchettava e si interrava in modo da non impedire ai turisti e ai comaschi la vista del Monumento durante il giorno. Il sistema veniva azionato in modo meccanico e il sistema era monitorato attraverso delle fotocellule».
E poi, cosa successe?
«In sostanza mancò la volontà politica di realizzare il progetto. Si andò allo scontro. E pensare che a quei tempi vi era anche disponibilità di risorse».
Quindi oggi sarebbe difficile trovare i fondi necessari per l’opera?
«Oggi le risorse sono poche e un amministratore deve avere delle priorità. Se si deve scegliere tra la cancellata e la manutenzione degli edifici scolastici, ad esempio, la decisione è obbligata. Hanno tagliato tutto».

Nella foto:
L’architetto Pietro Cinquesanti

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