UNA BARZELLETTA CHIAMATA TRASLOCO

di DARIO CAMPIONE

IL NUOVO OSPEDALE A SAN FERMO
Oggi le comiche. Il trasloco del Sant’Anna sta diventando una barzelletta. Poco spiritosa, però. Di quelle che non fanno ridere.
Non passa giorno che dalle parti di San Fermo non esploda un problema insormontabile, non deflagri una questione irrisolvibile.
Una volta è il parcheggio, la gallina dalle uova d’oro che il sindaco del Comune alle spalle di Como vorrebbe spremere a più non posso per riempire il forziere municipale. Un’altra volta sono le porte del reparto di ostetricia
, troppo strette e spigolose per le barelle e i letti con le ruote. Un’altra ancora i cartelli stradali, che gli enti locali avrebbero dovuto piazzare su strade e svincoli da mesi mentre sono (pare) ancora da realizzare.
Ieri si è arrivati a toccare punte impensabili di involontaria ironia. Alle 11, in una conferenza stampa, l’Azienda di trasporto pubblico ha annunciato l’avvio della sperimentazione della linea 1H, destinata a portare i comaschi fin davanti al portone d’ingresso del nuovo ospedale. Alle 15, un comunicato di Palazzo Cernezzi smentiva i vertici dell’Asf, spiegando che la sperimentazione non sarebbe partita perché i cancelli del Sant’Anna bis restano chiusi fino al giorno dell’inaugurazione.
Totò avrebbe commentato con una tonante e magistrale pernacchia. Istituzionalmente poco educata ma sonoramente significativa e chiara. Il punto è che quando gli enti locali e le aziende pubbliche, invece di discutere (e trovare magari le soluzioni ai problemi), si prendono a sassate, qualcosa evidentemente non funziona. Mentre l’abitudine di non sciogliere i nodi politico-amministrativi sta diventando, purtroppo, una caratteristica accettata quasi come inevitabile da tutti gli attori in campo.
Il caso Sant’Anna – perché di caso, a questo punto, è doveroso parlare – nasce da un accordo di programma probabilmente scritto troppo in fretta e firmato altrettanto rapidamente.
Quell’accordo è un colabrodo. L’unico che ne trae vantaggio è il sindaco di San Fermo, che infatti lo brandisce come una mazza da baseball con cui prendere a pallate chiunque gli capiti a tiro. Siccome la politica non si fa in un diamante di terra battuta ma ai tavoli delle istituzioni, sarebbe meglio “disarmare” Mascetti e tornare a far prevalere il buonsenso. L’accordo di programma può essere riscritto. Magari anche soltanto limato. Dato che ogni questione si trasforma in un gigantesco iceberg contro il quale si va a sbattere con una impressionante regolarità, la discussione deve essere franca e autentica. E il sindaco di San Fermo deve capire che difendere gli interessi del suo paese è legittimo e comprensibile, ma talvolta può diventare una provocazione inaccettabile.
Da questa storia emerge un altro elemento: la debolezza della politica. Tale da trasformare un accordo di programma in una sorta di intoccabile totem. Siamo appesi a un cavillo. Roba da non credere.
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