Una buona idea con pesanti incognite

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di Marco Guggiari

Il sasso in piccionaia lanciato dal presidente della Provincia Fiorenzo Bongiasca, con la proposta di trasferire la sede del Setificio negli edifici dell’ex ospedale psichiatrico, ha senz’altro alcuni pregi. Evidenzia lo stato di obsolescenza dell’immobile che ospita da oltre quarant’anni l’istituto Paolo Carcano. Sottolinea nel contempo la difficoltà di Villa Saporiti di far fronte agli esorbitanti costi di manutenzione che questo richiede a cadenza annuale.

E, così facendo, tra l’altro, mette il dito nella piaga della solita riforma all’italiana, che prevedeva l’abolizione dell’ente Provincia, salvo poi tenerlo in vita a metà con drastica riduzione delle risorse.

Infine, la proposta di Bongiasca richiama la doppia esigenza di pensare seriamente al futuro della collina del San Martino, l’ultima area strategica rimasta a Como e di farlo con un’idea non casuale, per esempio il campus delle scuole superiori, che includerebbe il Setificio, ma non solo.

Qui però finiscono i sogni e le note positive, che lasciano ampio spazio alle incognite.

La prima, evidente e più importante riguarda i fondi necessari a una simile operazione: 25 milioni di euro. Come si trovano?

Chi li mette? Quando la filiera della politica era una cosa seria, funzionava un preciso meccanismo. L’ente locale, Comune o Provincia che fosse, sapeva di poter attingere agli aiuti della Regione e dello Stato per opere di pubblica utilità. Forse si sprecavano le parate di alti papaveri e i tagli dei nastri, ma certamente le realizzazioni non erano uno spreco. Adesso, ma già da tempo, la catena si è interrotta. Un po’ per la crisi finanziaria, un po’ per la frammentazione e l’insostenibile leggerezza della politica, un po’ per la precarietà della catena di comando, sta di fatto che restiamo sempre con un pugno di mosche.

Il secondo punto interrogativo riguarda invece la “visione”. Per un’area come quella del San Martino, di fatto priva da oltre vent’anni della sua vecchia e (anche culturalmente) superata funzione di luogo dov’erano reclusi i malati di mente, occorre appunto una visione d’insieme e di futuro. La politica, qui, non ha mai deciso nulla. Le stagioni e le “repubbliche” passano, ma quell’ampio compendio resta privo di un’identità. Le élite intellettuali e degli influencer, a Como non hanno avuto la forza di indicare un percorso in modo convincente e vincente. Prova ne sia il misero naufragio dell’ipotetico campus universitario destinato proprio al San Martino, con conseguente addio del Politecnico dalla nostra città.

Ben venga allora la riproposizione di un disegno, purché sia condiviso e non soltanto a parole, affinché abbia le gambe per camminare.

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