Una capsula con videocamera per scrutare l’addome

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Al presidio Sant’Antonio Abate
All’ospedale di Cantù nuova tecnica che sostituisce colonscopie e gastroscopie

Una capsula, simile a una pastiglia di antibiotico, che contiene una microcamera in grado di registrare le immagini degli organi interni del paziente. La nuova frontiera dell’endoscopia approda all’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù.
L’innovativa tecnologia consente, in casi selezionati indicati dal medico, di evitare le tradizionali procedure invasive, gastroscopia e colonscopia in particolare. 

La videocapsula deve essere ingerita dal paziente. Una sorta di registratore collocato sull’addome memorizza le immagini raccolte dal minuscolo occhio elettronico. L’apparecchio funziona per oltre otto ore. Il medico analizza poi il video per individuare eventuali problemi e patologie del paziente.

«È un’attività di nicchia che abbiamo deciso di praticare nel presidio di Cantù – sottolinea il direttore generale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, Marco Onofri – È un ulteriore segnale della centralità del Sant’Antonio Abate. Sul presidio convergeranno tutti i pazienti che necessiteranno del trattamento».
«Crediamo molto nell’importanza di far ruotare i medici sui diversi presidi dell’azienda ospedaliera – aggiunge il direttore sanitario, Giuseppe Brazzoli – Vogliamo sfruttare al massimo questa tecnologia senza disperdere le risorse».
Il trattamento è già stato utilizzato nelle scorse settimane su 6 pazienti, sempre con esito positivo. Dal prossimo anno, concluso il “rodaggio”, l’uso sarà incrementato e sarà esteso anche alle indagini del colon. La videocamera inserita nella capsula transita all’interno degli organi del paziente e raggiunge anche zone, in particolare l’intestino tenue, che non possono essere analizzate con le tradizionali gastroscopie e colonscopie.
«La videocapsula – ha spiegato Eugenio Limido, primario dell’unità operativa di medicina del Sant’Antonio Abate di Cantù – è una videocamera miniaturizzata contenuta in una capsula ingeribile. Lo strumento riprende il tratto digerente nella sua interezza e nel suo stato naturale, trasmettendo le immagini a un registratore dati indossato dal paziente come una sorta di cintura per circa 8 ore».
La nuova tecnologia sarà utilizzata solo in casi selezionati, a discrezione del professionista. «Questo esame – ha spiegato Limido – è indicato soprattutto nei casi di sanguinamento oscuro nelle feci o anemie croniche delle quali è ignota l’origine e per i quali la colonscopia o la gastroscopia non hanno evidenziato lesioni. Si utilizza per indagare anche il tratto intermedio dell’intestino, detto tenue, che non è visualizzabile con altre metodiche. La videocapsula è utile poi per pazienti con malattie croniche dell’intestino, sempre dopo attenta valutazione del medico».
L’esame si esegue in regime ambulatoriale oppure, se le condizioni del paziente lo richiedono, anche in regime di ricovero quando l’indagine rivesta carattere di urgenza. La videocapsula costa circa 600 euro, somma naturalmente a carico del Sistema sanitario nazionale. Al paziente, se non esente, è richiesto il pagamento del normale ticket.

A. Cam.

Nella foto:
Le capsule, simili a una pastiglia di antibiotico, contengono una microcamera in grado di registrare le immagini degli organi interni dei pazienti (Mv )

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