Cronaca

UNA CASERMA A RANGHI RIDOTTI

altDE CRISTOFORIS DOPO L’ADDIO ALLA NAJA
Arrivò a ospitare un migliaio di soldati ma ora conta poche decine di presenze

(m.prat.) C’era una volta la naja. E la caserma De Cristoforis di Como, sede dello storico Battaglione addestramento reclute della Brigata “Legnano”, arrivava a ospitare fino a un migliaio di soldati. Assieme al distretto di Como, ora sede del comando provinciale dei carabinieri, ha rappresentato per decenni il punto di passaggio obbligatorio per migliaia di giovani delle province di Como, Sondrio e Varese.
Se il 1° gennaio del 2005 in Italia era stato abolito il

servizio militare obbligatorio, a Como le reclute della De Cristoforis se ne erano già andate dal 1996. Diversamente da quanto accaduto con altri presidi militari della nostra Penisola, che sono stati dismessi, la caserma di Como è ancora in attività, seppure adibita prevalentemente a centro documentale, con una quarantina di persone in servizio, tra civili e militari.
Posto che quasi nessuno rimpiange il tempo in cui l’anno di leva era obbligatorio, in una città in cui le aree abbandonate o in cerca di un futuro concreto sono molte la zona occupata dalla vecchia caserma De Cristoforis rappresenta solo un problema in più. Non tanto per le casse comunali sulle quali in questo caso non grava un solo euro, ma piuttosto in un’ottica di riqualificazione globale della città.
L’area è vastissima, solo il piazzale interno è grande quanto un campo da calcio, e pensare a un suo utilizzo più strutturato negli ultimi anni è stato uno dei tanti meravigliosi esercizi di intenti. L’ex sindaco Stefano Bruni, nel 2008, rilanciò sul futuro di questo spazio ipotizzando un suo uso come campus universitario. Non se ne fece nulla. Lo stesso vale per altre ipotesi che vennero fatte qualche anno prima, a onor del vero anche per la ferma volontà dello Stato Maggiore che ha sempre confermato la volontà di non cedere la De Cristoforis.
In qualche occasione, e certamente in questo senso già se ne ipotizzano altre, un’ala della caserma è stata allestita per ospitare delle mostre, quindi utilizzata come luogo d’arte. Un segnale importante di apertura nei confronti della cittadinanza e delle sue esigenze. Che potrebbe prefigurare la trasformazione di una parte della caserma in uno spazio polifunzionale destinato alla città.
Facile pensare che 7mila metri quadrati, in una zona così importante di Como, potrebbero trovare uno sviluppo futuro molto più interessante dell’attuale, dato per scontato che l’esercito, se non altro per ragioni storiche, non tornerà mai più a sfruttare a pieno regime i suoi enormi edifici, peraltro tutti mantenuti in ottimo stato.
Vero è, bisognerà pur dirlo, che tra le mille tegole urbanistiche che affliggono la città quello della caserma di piazzale Monte Santo non rappresenta certo uno dei problemi apicali dei comaschi. Non dobbiamo però dimenticare un dato inquietante in tema di sviluppo architettonico del nostro territorio: negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo edificio che ci faccia sentire fieri di essere comaschi; dopo il Razionalismo non è stato più edificato nulla da consegnare alla storia.
E se questo dato a Como non teme smentita, a meno che non si voglia considerare rilevante l’autosilo del Valduce, che in questo deserto progettuale ci potrebbe anche stare visto che rappresenta una costruzione moderna che ha esaltato antichi resti romani, al momento non ci resta che riprenderci con orgoglio il nostro passato. Che, inevitabilmente, passa anche da una caserma militare che il prossimo anno festeggerà il suo primo secolo di vita, essendo stata inaugurata nel 1914 dal senatore Malachia De Cristoforis.

Nella foto:
I cartelli che all’ingresso della caserma indirizzano verso i pochi uffici attivi
9 Novembre 2013

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Redazione

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


UN COMMENTO SU QUESTO POST To “UNA CASERMA A RANGHI RIDOTTI”

  1. Avrei tanto piacere rivedere i mie superiori e visitare la mia caserma dopo 50 anni.Ricordo con grande piacere:
    Ten. Coll. Emanuele Zucchero, Cap. Sorbara, Ten. Lupi Ugo, M.llo. Carmignani, Serg.Mocco, Serg, Ten. Cavalli e tutti gli istruttori. C.M ROBERTO

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